LA SCUOLA MEDICA SALERNITANA E LA MEDICINA MEDIEVALE

LA SCUOLA MEDICA SALERNITANA E LA MEDICINA MEDIEVALE

In una notte di tempesta il pellegrino greco Pontus, colto alla sprovvista da un temporale, trovò
rifugio sotto le arcate dell’acquedotto dell’Arce, per ripararsi dalle intemperie. Poco dopo giunse
sotto le campate anche un viandante latino, di nome Salernus, che era ferito, e aveva scelto come
rifugio l’acquedotto in modo da medicarsi all’asciutto. Dapprima diffidente, Pontus si avvicinò
successivamente a Salernus, interessato ai medicamenti che questi stava applicando, quando
arrivarono anche altri due viandanti, un ebreo di nome Helinus e un arabo di nome Abdela. Anche
questi ultimi si avvicinarono preoccupati al malato e il fato volle che tutti e quattro si occupassero
di medicina. Iniziarono a scambiarsi conoscenze sulla medicina e sulla chirurgia e decisero di
formare un sodalizio, dando vita alla Scuola Medica Salernitana.
Questa è la leggenda che parla della nascita della Scuola Medica Salernitana, prima e più
importante istituzione medica medievale, considerata la madre delle università.
La scuola, che si sviluppò a partire dal IX secolo, si fondava sulle conoscenze di Ippocrate e Galeno
ma soprattutto basava la sua attività sulla quotidiana esperienza di assistenza ai malati, dando molta
importanza alla profilassi e alla prevenzione. Grazie alla posizione di Salerno, importante porto sul
Mediterraneo, la scuola, nella quale ricoprivano un ruolo chiave anche le Mulieres Salernitanae,
subì l’influenza degli arabi e si arricchì anche di conoscenze farmacologiche e fitoterapiche.
Il periodo di massimo splendore della scuola si ebbe tra l’XI ed il XIII secolo. In quegli anni infatti
giunse in città Costantino l’Africano, medico cartaginese vissuto nei decenni successivi all’anno
Mille. Si impegnò a tradurre numerose opere dall’arabo, tra cui i libri di Avicenna, Averroè,
Haliy Abbas e al-Jazzar, nonché i testi di Ippocrate e Galeno, che sono stati restuiti alla cultura
occidentale dopo le invasioni barbariche proprio dai nuovi contatti con i mori.
La magnificenza della scuola fu tale da rendere la medicina la prima scienza ad uscire dalla
chiusura mentale delle abbazie per confrontarsi con il mondo esterno e l’esperienza pratica. Tuttavia
anche i monaci contribuirono allo sviluppo delle pratiche mediche, come ad esempio quelli della
Badia di Cava, situata a poca distanza da Salerno.
Anche Federico II, imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Sicilia, si accorse dell’importanza
di questa florida istituzione scientifica: nel 1231 emanò un editto in cui stabiliva che potevano
esercitare la professione di medico solo coloro aventi possesso di un diploma conseguito presso la
Scuola Medica Salernitana.
Con la nascita dell’Università di Napoli, sorta nel 1224, la Scuola iniziò a perdere importanza,
letteralmente oscurata dai nuovi atenei di Bologna, Padova e Montpellier.
Nel 1811 Gioacchino Murat la soppresse, segnando la fine di quella che molti considerano la prima
università della storia. Infatti, oltre alla medicina, si tenevano anche corsi di filosofia, teologia e
legge. Il curriculum studiorum prevedeva oltre a 3 anni di studio della logica, 5 anni di medicina,
composta di anatomia e chirurgia. Alla fine del corso di studi gli allievi prendevano parte a un anno
di pratica sotto la guida di un medico anziano, al termine del quale ogni studente era sottoposto
ai rigorosi esami tenuti dai medici dell’Almo Collegio Salernitano, corpo accademico composto
da medici della scuola, sorto con lo scopo di difendere gli interessi dei medici dall’opera dei
medicastri.
Quello fornito dalla Scuola Salernitana fu il più fulgido e riuscito esempio di medicina laica
medievale, fondata su empirismo e tradizione.
Accanto alla medicina laica c’era una molto più diffusa pratica medica, fortemente influenzata dal
Cristianesimo e dalla Chiesa, che si fondava anch’essa sul patrimonio ereditato dalla tradizione
greco-romana e alessandrina, ma il cui bagaglio di conoscenze era soltanto una semplificazione di
tutte le informazioni anatomiche e terapeutiche che aveva ricevuto in eredità. A ciò si aggiungeva la
credenza di un forte legame tra malattia e peccato; lo stesso papa Gregorio I dichiarò, nel 590, che
la Peste era una punizione divina e che pertanto non andavano salvati coloro che si ammalavano per
non entrare in conflitto con la volontà di Dio: “Christus Medicus” offriva la cura e la terapia era la
redenzione.

Al di là di ciò, molti ordini monastici, come i Benedettini, accolsero tra le mura dei loro monasteri
la cultura medica classica, facendo della cura degli ammalati la loro missione.
Essendo la medicina medievale strettamente legata alla magia e alle credenze mistiche, non
esistevano veri e propri filoni medici specializzati, ma in ogni città si trovavano persone che
curavano, con fortuna alterna, malati di ogni tipo; figure che andavano dal conciaossa al cerusico,
dalla strega alla levatrice popolavano il paesaggio di ogni città o paese. Non solo a questi
improbabili terapeuti era affidata la cura delle malattie, ma l’intercessione dei Santi era accettata
come medicina né più e né meno di quella praticata da medici professionisti.
La vera rivoluzione della medicina europea, compresa la medicina laica della scuola di Salerno,
si ebbe nel XII secolo, con l’arrivo degli Arabi e con essi un immenso patrimonio culturale,
non solo medico. Grandi scienziati come Abulcasis o Avicenna, il quale scrisse nel 1030 una
grande enciclopedia medica che unisce la medicina araba a quella greca e indiana (l’Ayurveda),
contribuirono in maniera determinante all’avanzamento della medicina in Europa.
Tuttavia il vero fallimento della medicina tradizionale si ebbe con la Peste Nera del Trecento,
quando quasi metà della popolazione europea morì: il confine tra vita e morte non esisteva
praticamente più, non si seppellivano più i morti, i cadaveri erano accatastati a migliaia nei campi
fuori le mura delle città a marcire sotto il sole, vi era più gente nei lazzaretti che per le strade. Fu
allora che, dalla necessità di porre fine a questa falcidiante epidemia, nacque nel basso Medioevo
l’ospedale, rimanendo in ogni caso per secoli un luogo di malati e non di medici, preferendo questi
ultimi continuare a visitare i malati in casa oppure limitandosi all’attività di insegnamento nelle
università.

(Introduzione a cura di Vincenzo Romaniello)

PIANTE MEDICINALI

Come brevemente detto in precedenza, le erbe sono state una delle forme principali di medicina

medievale, ereditate da un sapere di tempi molto più antichi. Venivano usufruite abbondantemente sia

da medici di maggior prestigio, assoldati da individui appartenenti alle classi più nobili, che da contadini

e dalle classi sociali di più basso gradino che erano a conoscenza di alcuni rimedi medici di tradizione

orale. Purtroppo, come quasi in tutte le cose, la realtà era stata a quel tempo mescolata dall’alone

misterioso e religioso che aleggiava nel corso di quei secoli e il sapere delle erbe medicinali era stato in

parte distorto, rendendolo superstizione. Ad esempio molte delle proprietà delle erbe venivano ad esse

attribuite solo per il colore della pianta o per la forma che esse mostravano. Eppure, come ad esempio

si è verificato nella nostra Italia, con il formarsi delle Università e delle corporazioni intorno il 1300, la

scienza è stata rinnovata come un sapere intoccabile e nettamente distaccato dalle credenze popolari,

segno della nascita di una nuova era. La corporazione degli speziali (Alla quale Dante era iscritto per poter

partecipare alla vita politica fiorentina), appariva come una farmacia di quel tempo, le cui medicine erano

prevalentemente a base di erbe e di unguenti…

Non solo nelle arti e nelle università si intraprendeva lo studio delle piante medicinali, bensì pure nei

monasteri. E’ infatti grazie alla tradizione monastica che ci sono arrivati diversi erbari e da questi siamo

potuti risalire alla loro egregia sapienza vegetale, nonché medicinale. Facciamo un passo indietro e

cerchiamo di comprendere come i monaci abbiano appreso questo sapere. I Monasteri attorno al XII secolo

avevano subito la loro maggior espansione in Europa, ricoprendo una sezione importante della cultura

medievale. I monaci erano persone votate a Dio e alla religione Cristiana, individui che si apprestavano a

seguire la vita dettata dal vangelo e di conseguenza la loro vita monastica era caratterizzata da diversi punti

essenziali: Lo studio della Bibbia ne è un esempio, dei salmi ecc… La divulgazione religiosa per mezzo della

copiatura meticolosa dei testi; Avevano anche il compito di accogliere i poveri, i mendicanti e i malati. Per

questo possedevano grandi proprietà terriere coltivate, in quanto avevano l’ obbligo morale di sfamare

una notevole quantità di uomini. Tra quei vari campi e orti, ne era presente uno solitamente posto accanto

all’ infermeria: l’ orto destinato alla coltivazione delle piante che possedevano proprietà medicamentose.

Infatti, a quel tempo, dove la malattia e la morte era all’ ordine del giorno, malati e morenti di bassa

condizione economica bussavano alle porte del monastero per ricevere cure gratuite. E’ interessante

notare che, grazie a scavi condotti in monasteri medievali, sopratutto quelli della Gran Bretagna e del

Galles, si è potuto sapere che i monaci conoscevano e usufruivano le diverse proprietà curative di erbe

esotiche come ad esempio il papavero da oppio, la canapa ecc… Cosa sorprendente, in un progetto della

costruzione dell’ Abbazia di S. Gallo, dove senza alcuna sorpresa è indicato un pezzamento di terra separato

da un orto e situato vicino all’ infermeria, destinato alla coltura delle erbe medicinali, oltre ad esser indicate

le comuni piante officinali messe a coltura, tra i quali troviamo soprattutto Gigli, le rose, la salvia, la menta

ecc.. cosa assai strana, alla fine dell’ elenco è nominato il comune fagiolo. Fagiolo?! Il fagiolo è un legume

originario dell’ America Meridionale e come è possibile che sia arrivato nell’ Europa Medievale prima della

scoperta di Cristoforo Colombo? Un ulteriore prova dell’ errata data della scoperta dell’ america? Questa

è una cosa che gli esperti non sanno spiegarsi. Chiudendo brevemente questo ampio capitolo, riporto qui

sotto alcune delle malattie più comuni e le relative cure a base di erbe medicinali… Si potranno quindi

gustare sapori e aromi di un’ epoca indimenticabile e dal fascino ammaliante…E magari star meglio!

Tecniche di procedimento:

Infuso:

Consiste nel far bollire una certa quantità d’ acqua, e in seguito versarla entro pochi minuti in un recipiente
dentro il quale è stato deposto in precedenza la droga sminuzzata.Mescolare le erbe perché queste
rilascino le prime sostanze, e coprirlo per evitare la fuoriuscita di vapori (ricchi di sostanze). Lasciare la
droga in infusione per dieci o quindici minuti e a intervalli di tempo agitare la droga. In seguito filtrare l’
infuso. Bere in quantità ridotte(Generalmente una tazzina da the), e consumare l’ infuso quando è ancora
caldo, ma mai quando è bollente e mai quando è eccessivamente freddo.

NB: Il tempo di infusione influenzerà il colore, il gusto e ovviamente maggior sarà il tempo, maggiori
saranno le proprietà medicinali. Il tempo verrà regolato a seconda dei gusti e delle necessità.E’ il
procedimento indicato per droghe dagli aromi delicati (Tiglio, camomilla, e droghe principalmente
composte da fiori, foglie, gemme). In questo tipo di erbe saranno presenti principi attivi facilmente
decomponibili al calore e al liquido.

Decotto: Consiste nel deporre la droga in un recipiente d’acqua bollente, coprire il contenitore, e

continuare l’ ebollizione a fuoco moderato, per circa quindici o venti minuti. Dopo la bollitura, si passerà

alla filtrazione attraverso un colino a maglie strette. Per avere un maggiore effetto del decotto, è

consigliabile deporre la droga nell’ acqua fredda, prima di metterla a contatto col fuoco .Il decotto viene

sovente impiegato per liberare i principi attivi delle radici, di bacche e di prodotti di dura consistenza, i

quali sono di difficile liberazione col calore. E’ consigliabile aggiungere una maggior quantità d’ acqua (tre

cucchiai in più circa) per compensare la perdita del liquido che verrà rilasciata insieme ai vapori.

(Approfondimento sulle piante medicinali a cura di Valentina Gala)

Leggende riguardanti alcuni guaritori della Scuola

Leggenda del Povero Enrico

Una delle più celebri è la cosiddetta Leggenda del Povero Enrico, tramandata dai menestrelli tedeschi medievali e “riscoperta” da Longfellow nell’Ottocento. Enrico, principe di Germania, era un giovane splendido e forte, fidanzato con la giovane principessa Elsie. Un giorno, però, egli fu colpito dalla lebbra e cominciò a deperire rapidamente, tanto che i sudditi, vedendolo ormai destinato a morte certa, lo ribattezzarono “il Povero Enrico”. Il principe, una notte, ebbe un sogno: il diavolo in persona gli suggerì di andare a farsi curare dai medici salernitani, riferendogli che sarebbe guarito solo se avesse fatto un bagno nel sangue di una giovane vergine che fosse morta per lui volontariamente. Nonostante Elsie si fosse immediatamente proposta per l’orrendo sacrificio, Enrico rifiutò sdegnato, preferendo ascoltare il parere dei medici. Dopo un lungo viaggio, tutta la corte arrivò a Salerno ed Enrico, prima di presentarsi alla Scuola Medica, volle recarsi in Cattedrale per pregare sulla tomba di San Matteo. Qui, in preda a una visione, si ritrovò miracolosamente guarito dal male, e sposò Elsie sullo stesso altare del Santo.

Leggenda di Roberto e Sibilla

Altra tradizione è quella della Leggenda di Roberto di Normandia e Sibilla da Conversano. Roberto di Normandia, durante le crociate, fu colpito da una freccia avvelenata. Poiché le sue condizioni erano parse subito gravi, egli, di ritorno in Inghilterra, si fermò a Salerno per consultare i medici, il cui responso fu drastico: l’unico modo per salvargli la vita era quello di succhiargli via il veleno dalla ferita, ma chi l’avrebbe fatto sarebbe morto al suo posto. Roberto respinse tutti, preferendo morire, ma durante la notte sua moglie Sibilla da Conversano gli succhiò il veleno, morendo così per il suo amato sposo. Questa leggenda è raffigurata in una miniatura sulla copertina del Canone di Avicenna, in cui si vede Roberto con la sua corte che, alle porte della città, saluta e ringrazia i medici, mentre sullo sfondo le navi sono pronte a partire; sulla sinistra, altri quattro medici si occupano di Sibilla, riconoscibile dalla corona, avvizzita dal veleno.

(Introduzione a cura di Vincenzo Romaniello, approfondimento sulle piante medicinali a cura di Valentina Gala, leggende riguardanti i guaritori della Scuola a cura di Antonello Luongo)

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Riflessioni su medicina e filosofia in riferimento alle figure di Ippocrate e Galeno (Antonello Luongo)

La figura del filosofo nel corso dei secoli ha subito molti cambiamenti a partire dalla materia dello studio fino ad arrivare al modo di pensare dei filosofi.
In principio il filosofo era un dotto che si occupava di tutte le scienze, infatti il termine filosofia deriva dal  greco  φιλοσοφία, composto di φιλεῖν (filèin), “amare”, e σοφία (sofìa), “sapienza”, ossia “amore per la sapienza”, ad esempio uno dei primissimi filosofi come Talete si occupava di tutto e a testimonianza di questo ci sono pervenuti alcuni teoremi matematici dello stesso e diversi aneddoti che parlano dei suoi studi in agricoltura e astronomia oltre che come tutti i suoi contemporanei la ricerca dell’ἀρχή (arché), cioè la materia prima che ha dato origine alle cose. Successivamente si sviluppano scuole che studiano cosa sono l’essere (ontologia) e la realtà e sviluppano loro concezioni sul piano dimostrativo fornendo esempi della natura, dopo questi vi sono i sofisti che fanno uniche loro materia di studio l’uomo ed il discorso, per ultima in ordine di tempo, ma non di importanza si presenta la triade di Atene composta da Socrate, Platone ed Aristolete, specialmente quest’ultimo trattò di tutte le scienze con un metodo molto preciso e sistematico, ma ancora usando come mezzo solo le dimostrazioni pratiche. Nel corso della storia l’argomento della filosofia inizia a restringersi sempre di più, ma pare chiaro che per tutta l’età classica sia stato compito dei filosofi occuparsi delle scienze e tutto ciò che riguardava la conoscenza e quindi anche della medicina.
Questa molteplicità delle materie a cui il filosofo s’interessava comporta sia aspetti positivi che aspetti negativi, se infatti il filosofo era una persona poliedrica e molto colta che poteva contare sulla conoscenza di molte materie ed in molti campi allo stesso tempo le sue conoscenze erano spesso limitate solo agli aspetti teorici e puramente legati al ragionamento. La maggior parte di queste teorie furono poi accettate dai contemporanei dei filosofi, questo ne garantì la loro fama, ma poi furono accolte come vere a priori dagli studiosi posteriori, questo ostacolò gli studi perché prima era necessario confutare le concezioni precedenti, oltre ai famosi casi di Aristotele e Tolomeo un altro esempio può essere quello di Galeno, nato a Pergamo si occupò di agricoltura, architettura, astronomia, astrologia e ovviamente filosofia. Si dedicò successivamente a trasmettere le teorie di un altro medico a lui antecedente (Ippocrate) ampliandole con propri studi sull’anatomia del corpo umano. Qeste teorie resistettero per oltre mille anni nella scienza moderna Finché Andrea Vesalio (Andrei Van Wesel) la cui formazione comprese gli studi di Galeno ne confutò alcune teorie che erano alla luce dei suoi studi palesemente non corrette.
Gli studi di Vesalio compresero soprattutto la “rete mirabile” dimostrando come Galeno abbia dato luce alle sue teorie soprattutto su osservazioni compiute su altre specie animali in cui la rete mirabile è effettivamente presente. Altri suoi studi colpirono la neurologia di Galeno che affermava che i nervi fossero cavi.
Queste concezioni mediche non solo erano basate sull’osservazione di altre specie animali, accomunandole con la specie umana ma ponevano i propri fondamenti anche nel culto religioso. Al tempo di Galeno si sosteneva che l’anima nascesse nel fegato per poi essere trasferita nel cuore grazie alla rete mirabile, ma anche Aristotele fornisce un esempio di come la religione abbia influenzato gli studi scientifici poiché per lo Stagirita la psicologia (considerata come lo studio dell’anima) era una semplice branchia della fisica.

Precedentemente era stato nominato Ippocrate, una figura che resta nonostante tutto molto importante per la scienza, egli infatti è considerato il padre della medicina poiché fu il primo degli studiosi greci a differenziare la medicina dalla filosofia e soprattutto dalla teurgia, quindi la prima volta che il nascere delle malattie non viene associato completamente agli dèi e non viene affidato a loro il compito di guarirle, fu anche il primo a dissezionare cadaveri e studiare l’anatomia e la patologia, quindi il primo ad entrare nell’ambito pratico della medicina.
Da Ippocrate fu introdotto anche per la prima volta il concetto di cartella clinica, infatti lui credeva nel bisogno di analizzare razionalmente ed a lungo termine i sintomi e l’evoluzione delle malattie del paziente, quindi un primitivo concetto di diagnosi.
Un’altra teoria molto importante è quella “degli umori” che afferma che il corpo è formato da quattro diversi umori e che il mancato equilibrio di questi porti a contrarre delle malattie, di conseguenza viene introdotto anche il concetto di una buona alimentazione per mantenere l’equilibrio tra gli umori.
Un altro aspetto molto importante degli studi di Ippocrate è il giuramento, infatti è ancora pronunciato dai nuovi medici, ovviamente con qualche modifica. Nel giuramento originale si tratta dell’etica che dev’essere seguita dal medico: Ippocrate faceva giurare di usare la medicina solo per il bene del paziente e non per procurargli del male o la morte e che ogni medico avrebbe svolto il proprio compito nel contesto delle sue possibilità.
Il giuramento resta molto attuale anche e specialmente nel suo aspetto etico. Viene soprattutto sottolineato che il servizio del medico dev’essere gratuito e libero da ogni tipo di speculazione; in un’epoca, la nostra, in cui si tende a perseguire lo spettro dell’immortalità e poche malattie sono ormai mortali, sono dell’idea che molti di questi valori morali che Ippocrate tentava di introdurre nei suoi allievi siano ormai persi nel tempo e che i medici moderni badino per la maggior parte al loro successo e alla loro condizione personale e non al paziente, che però secondo il giuramento dovrebbe essere situato in primo piano per il medico. Sembra assurdo che concetti etici perseguiti nell’antichità siano ancora distanti dall’essere acquisiti dalla mentalità moderna, ma anzi, sembrano ancora più distanti che in passato. Ancora più assurdo sembra che i notiziari quasi ogni giorno debbano parlare di morti in ospedale per degli interventi ormai divenuti banali come un parto cesario. Questo è ancora più assurdo se si pensa agli incredibili progressi compiuti dalla medicina; questa è riuscita a liberarsi da tutti i preconcetti che le sono pervenuti dall’età classica e a dotarsi di un metodo, così l’immortalità non sembra nemmeno più un miraggio, ma verrebbe da chiedersi se sarebbe opportuno vivere per sempre in un mondo apparentemente privo di etica e morale.

A cura di Antonello Luongo

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Comprensione della natura e dell’uomo nelle filosofie del V secolo. (Delia Venturini)

7. Medicina e matematica fra filosofia, tecnica e musica Nella Grecia del V secolo si affermò anche una nuova scienza: la mediana. La contrapposizione tra una medicina razionale e naturalistica ed una medicina da sacerdoti i quali, ricorrono al divino perché non sanno spiegare l’umano, è descritta in uno dei piú famosi testi della medicina ippocratica del V secolo, il Male sacro.In quest’opera si apperma che l’epilessia, come le altre malattie; si ha per cause naturali e non per l’intervento divino.Circa il male possiamo dire che gli uomini lo ritennero in qualche modo come opera divina per inesperienza e stupore, poichè per nessun verso somiglia alle altre. Tale carattere divino viene confermato per la difficoltà che essi hanno a comprenderlo.Si ritiene che i primi a conferire un carattere sacro alla malattia siano stati proprio gli uomini come maghi, purificatori, ciarlatani e impostori,i quali si ritengono superiori poichè “vedono più lontano”.Questi dunque utilizzarono il divino per nascondere la propria sprovvedutezza dato che non sapevano con quale terapia potessero dar giovamento e ,per fare in modo che la loro ignoranza non fosse resa pubblica, identificarono il male come qualcosa di sacro. Il male, in realtà, non è qualcosa di divino poichè nella maggior parte dei casi nasce da una causa razionale dalla quale ciascuna dipende: il cervello.Egli, infatti, afferma che il cervello governi sull’uomo e, finchè è sano, avverte dei mutamenti che avvengono nell’aria;da esso procede la saggezza; le altre parti del corpo lo servono in base a come esso le comanda .Come possiamo notare, lo sviluppo riguardante le pratiche magiche di “guaritori” non fu lineare e semplice. In Grecia, infatti,già dopo il V secolo,la medicina religiosa e medicina “laica” seguono lo stesso ritmo, così come l’influenza della scienza medica orientale, specialmente egiziana, si fa sentire sia sull’una e sull’altra. Scrivere una formula magica su di un papiro, macerarlo e dare da bere la pozione all’ammalato, oppure eseguire un delicato intervento sul cervello, erano due operazioni che i media dell’Egitto del secondo millennio a.C. eseguivano con molta facilità. In Grecia ,dal secolo VIII in poi, la mentalità sviluppatasi richiamava all’eroe tessalo che, ben presto ,divenne il prototipo della figura del medico: Asclepio. Infatti, V secolo, quando con la scuola ippocratica di Cos la medicina divenne una vera e propria scienza, contemporaneamente Asclepio viene divinizzato e sorgono i primi templi in suo onore. Ippocrate, quindi, sosteneva che solo una considerazione globale di tutto il contesto divita del malato permette di comprendere e sconfiggere la malattia.Così,come per la filosofia e le scienze naturali, quando parliamo di “nascita” della medicina, quindi, non intendiamo un qualcosa che viene fuori dal nulla o l’improvvisa apparizione di un sapere che prima era assolutamente sconosciuto, ma si fa riferimento ad una mentalità e ad un atteggiamento culturale nuovi che portano alla ricerca quindi alla conoscenza e al sapere.La medicina non è dunque la filosofia né la matematica: il suo discorso deve basarsi sull’osservazione diretta e sull’esperienza. LA MEDICINA GRECA

Già a partire dalla mitologia greca e romana possiamo trovare una moltitudine di divinità mediche. Apollo,ad esempio, è considerato il fondatore dell’arte Medica al quale i Romani gli attribuirono anche il nome di Medicus. Altre figure importanti per la medicina greca furono: Pallade Atena legislatrice sanitaria, Chirone fondatore e maestro della medicina; il troiano Iapige medico di Enea che, secondo la leggenda, un giorno Apollo, colto da indomabile amore per il giovane, gli offrì le sue arti, ma Iapige, per salvare il padre morente, preferì imparare l’arte della medicina. In Tessaglia Asclepio,allievo di Chirone, compie guarigioni miracolose che spesso avvengono durante il sonno tramite il contatto col dio o col serpente.Il simbolo della medicina,infatti, è proprio il serpente, animale sacro perché ritenuto immune dalle malattie. Secondo un’altra versione nel simbolo non è rappresentato un serpente, ma l’estirpazione del Dracunculus medinensis o serpente di Medina. Il serpente aveva un’importante funzione pratica nella medicina antica: nel tempio di ogni città c’era una sorta di cunicolo con i serpenti. Il tempio, infatti, non era solo un luogo di devozione, ma anche un luogo dove si portavano i malati. Nota a quel tempo era, infatti, la fossa dei serpenti. Essa serviva a spaventare il paziente, a cui probabilmente venivano date anche delle pozioni, per indurre uno stato di shock e fargli apparire il dio che così lo guariva. Asclepio, cosi,sostituì Apollo come dio della medicina. Il culto di Asclepio, introdotto ad Atene nel 429 a.C. fu portato poi anche a Roma dove nell’isola Tiberina fu fondato il primo tempio di Esclulapio. La medicina praticata in grecia ,infatti, era una sottocategoria della medicina mitologica tanto da essere conosciuta con il nome di medicina eroica. Igino Astronomo considerò, inoltre, Apollo come il primo oculista probabilmente perchè viene spesso cofuso con il sole che sconfigge l’oscurità della notte e quindi ha il potere di far scomparire il velo che offusca la vista. Omero,invece, considerava Apollo il dio iniziatore dell’arte sanitaria, nell’Iliade rivela una notevole conoscenza del trattamento delle ferite e di altre lesioni tramite chirurgia, la quale veniva già riconosciuta come specialità distinta dalla medicina interna..La medicina greca più antica era collegata alla magia e agli incantesimi; infatti, col passare del tempo, la medicina prese sempre più le distanze dalla religione fino ad arrivare alla medicina razionale di Ippocrate, che segnò il limite tra razionalità e magia. LA MEDICINA PRE-IPPOCRATICA Tra le più importanti scuole pre-ippocratiche troviamo la scuola di Mileto e quella Pitagorica. La scuola di Mileto fu quella più antica risalente al VII a.C.L’argomento principale trattato dai maestri fu lo studio dell’uomo e della sua natura. I principali esponenti di questa scuola furono Talete, Anassagora e Anassimandro. Il primo è ricordato soprattutto per la ” teoria degli elementi” ,secondo la quale,Talete afferma che l’universo è costituito da 4 elementi fondamentali: aria , acqua, terra e fuoco. Anassagora fu il primo a ritenere che per la nascita di una nuova vita è necessario il contributo di entrambi i genitori. Anassimandro, invece, osservò che durante le sue prime fasi, l’embrione umano è simile a quello di un pesce. I filosofi di Mileto, inoltre, capirono che il cervello è il centro di controllo delle funzioni psichiche e somatiche, e che gli organi di senso sono connessi ad esso attraverso canali di comunicazione (i nervi). A questa istituzione seguì la scuola pitagorica. Essa trova le sue origini a Crotone nel VI sec. a.C. Il suo fondatore fu Pitagora un grande matematico nato nell’isola di Samo. A lui èattribuita la “teoria dei numeri”. I numeri sono divisi in pari e dispari; il disordine e il male stanno sempre dalla parte dei pari. Attraverso i numeri è possibile spiegare ogni cosa: quello che è il mondo, il comportamento degli astri, l’alternarsi delle stagioni, le armonie della musica. Possiamo definire quindi la filosofia pitagorica dualistica in quanto basata sulla contrapposizione tra bene e male, il limite e l’infinito, il dispari e il pari. Uno dei più importanti allievi di Pitagora fu Alcremone di Crotone. Egli fu il primo ad avere l’idea che l’uomo fosse un microcosmo costituito dai 4 elementi individuati da Talete. Alcmeone fu anche il primo ad individuare nel cervello l’organo più importante, come sede dei sensi.Alcmeone stabilì che il cervello doveva essere l’organo che comandava l’organismo. Fino a quel momento il cervello non aveva mai avuto un’importante funzione secondo quelle che erano le credenze e gli studi dell’epoca in quanto veniva visto negli animali sacrificati come una massa gelatinosa e fredda di scarso interesse . La cosa più sacra era il corpo.Inoltre, lui credeva che lo stato di salute derivasse dall’equilibrio degli elementi che chiamò isonomia o democrazia,mentre lo stato di malattia derivava dalla monarchia, ovvero dal prevalere di un elemento sugli altri. LA MEDICINA IPPOCRATICA Ippocrate Ippocrate di Coo o Kos è stato un medico greco antico tanto importante da poterlo definire un personaggio leggendario. Egli fu considerato il padre e fondatore della medicina . Le sue teorie influenzarono i medici dell’occidente per circa 2000 anni. Figlio di Eraclide e di Fenarete, visse nell’isola di Kos, nel Dodecanneso, dove si sviluppò la scuola razionale. Proveniva da una famiglia aristocratica con interessi medici, i cui membri erano già appartenuti alla corporazione dgli Asclepiadi. Il padre era egli stesso un medico che affermava di essere un discendente diretto di Asclepio, dio della medicina. Fu proprio il padre insieme ad Erodico ad insegnare al giovane Ippocrate l’arte medica. Egli lavorò a Kos, ma viaggiò moltissimo, visitò tutta la Grecia ed arrivò persino in Egitto e in Libia. Operò nell’area del Mediterraneo e nei suoi viaggi toccò la Sicilia, l’Egitto, Alessandria, Cirene, Cipro. Alla sua epoca l’Egitto era il paese ritenuto più avanzato nella cultura scientifica e tecnologica, nonché nell’aritmetica e nella geometria. Quasi tutti i medici laici viaggiavano molto per curare i malati e studiare le metodologie di cura. Fondò una scuola di grande successo. Ippocrate fu il primo a criticare la visione cardiocentrica secondo cui il cuore era l’organo centrale del corpo e la sede delle funzioni mentali.La vera e propria medicina razionale è da attribuire ad Ippocrate. La base della medicina razionale è la negazione dell’intervento divino nelle malattie. Anche la famosa malattia sacra, l’epilessia, fu attribuita ad una disfunzione dell’organismo. Ippocrate introdusse un concetto innovativo: la malattia e la salute di una persona dipendono dalle specifiche circostanze umane della persona stessa e non da superiori interventi divini. Egli infatti elaborò la “teoria degli umori” nella quale affermava che le malattie si originassero da uno squilibrio dei quattro umori del corpo umano: sangue, flemma, bile biancae bile nera, che combinandosi in differenti maniere conducono alla salute od alla malattia; L’acqua che è umida e fredda corrisponderebbe alla flemma (o flegma) che ha sede nella testa, la terra per il colore corrisponderebbe alla bile nera che ha sede nella milza, il fuoco, caldo e secco, alla bile gialla (detta anche collera) che ha sede nel fegato, l’aria che è dappertutto al sangue la cui sede è il cuore. Agli umori furono fatte corrispondere anche le stagioni: la prima stagione, quella del sangue e dell’aria corrispondeva alla primavera, l’estate era quella del fuoco e della bile, l’autunno era quella della terra e dell’atrabile e l’inverno era la stagione dell’acqua, della pituita e del cervello. Fu fatto anche un parallelismo con le quattro età della vita, infanzia e prima giovinezza, giovinezza matura; età virile avanzata, ed infine età senile. Nonostante questa teoria umorale fosse una delle più conosciute, l’elemento principale sul quale il filosofo fondò i suoi studi, non fu la malattia ma l’uomo. La sua medicina infatti viene definita olistica: basata sull’uomo o microcosmo.Egli riteneva una cosa fondamentale affidarsi alle forze guaritrici della natura, osservare attentamente il malato ed intervenire il meno possibile, fare attenzione all’alimentazione e alla salubrità dell’aria. Egli comunque disse di utilizzare metodi ben precisi per curare i propri pazienti. Uno tra i più noti era quello che permetteva di correggere la gobba. Per fare ciò aveva ideato la scala ippocratica. Il paziente veniva legato con delle cinghie di cuoio lungo questa scala; questa veniva poi sollevata ad una determinata altezza dal suolo in modo tale che il paziente rimanesseappeso a testa in giù. Ciò provocava un allungamento della colonna vertebrale, sottoposta ad allungamento da parte della forza di gravità con conseguente dilatazione degli spazi intervertebrali. Ritornando alla medicina umorale di Ippocrate, riguardo alla febbre, gli studi effettuati negli ultimi due decenni, hanno confermato la teoria secondo la quale il ruolo della febbre è un meccanismo di difesa dell’ organismo contro le infezioni; inoltre è approvato che l’ aumento della secrezione di ormoni da parte dell’ organismo ha lo scopo di difendere l’ individuo da situazioni di emergenza come ad esempio la secrezione di adrenalina nel corso di una reazione di paura o di fuga e in situazioni fisiologiche come ad esempio la secrezione degli ormoni della crescita durante lo sviluppo. ‘E sottinteso che queste meccanismi recano beneficio all’ individuo quando agiscono a breve termine; in caso contrario il loro effetto è patologico. Ippocrate inventò la cartella clinica e teorizzò la necessità di osservare razionalmente i pazienti prendendone in considerazione l’ aspetto ed i sintomi; introdusse, per la prima volta, i concetti di diagnosi e prognosi. Fu il creatore della semeiotica: associò a ciascuna malattia una serie di sintomi e insegnò a cercare i segni del disturbo attraverso l’ispezione del corpo, la palpazione e l’ascoltazione del torace. Ippocrate somministrava veri farmaci, secondo il principio del “contraria contraris” (la sostanza attiva deve avere un’azione contraria agli effetti della malattia). I farmaci ippocratici erano di origine vegetale, minerale, animale e provenivano dalla tradizione medica egiziana e orientale. Il giuramento di Ippocrate Il Giuramento di Ippocrate è il giuramento che tutt’ ora nel vecchio continente, medici ed odontoiatri prestano prima di iniziare la professione. Ippocrate lo formulò nel 430 a.C., è attribuito alla sua scuola e codifica la figura del medico. La versione italiana: – “Giuro ad Apollo medico, Asclepio, Igea e Panacea, prendendo come testimone tutti gli dei e le dee, di tenere fede secondo il mio potere e il mio giudizio a questo impegno: giuro di onorare come onoro i miei genitori colui che mi ha insegnato l’arte della medicina (concetto di allievo e maestro) e di dividere con lui il mio sostentamento e di soddisfare i suoi bisogni, se egli ne avrà necessità; – di considerare i suoi figli come fratelli, e se vogliono imparare quest’arte, di insegnarla a loro senza salario nè contratto; – di comunicare i precetti generali, le nozioni orali e tutto il resto della dottrina ai miei figli, ai figli del mio maestro e ai discepoli ingaggiati ed impegnati con giuramento secondo la legge medica, ma a nessun altro (concetto della casta). – Applicherò il regime dietetico a vantaggio dei malati, secondo il mio potere e il mio giudizio, li difenderò contro ogni cosa nociva ed ingiusta. – Non darò, chiunque me lo chieda, un farmaco omicida (rifiuto dell’eutanasia), nè prenderò iniziativa di simile suggerimento, nè darò ad alcuna donna un pessario abortivo. – Con la castità e la santità salvaguarderò la mia vita e la mia professione. Non opererò gli affetti da calcoli e lascerò questa pratica a professionisti”. (chirurghi). -“In qualunque casa io entri sarà per utilità dei malati, evitando ogni atto di volontaria corruzione, e soprattutto di sedurre le donne, i ragazzi, liberi e schiavi. – Le cose che nell’esercizio della mia professione o al di fuori di essa potrò vedere o dire sulla vita degli uomini e che non devono essere divulgate le tacerò, ritenendole come un segreto (concetto di segreto professionale). – Se tengo fede sino in fondo a questo giuramento e lo onoro, mi sia concesso godere dei frutti della vita e di quest’arte, onorato per sempre da tutti gli uomini e se lo violo e lo spergiuro che mi accada tutto il contrario”. -GIIURAMENTO MODERNO “Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro: *di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento; *di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale; *di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente; *di attenermi alla mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze; *di prestare la mia opera con diligenza, perizia, e prudenza secondo scienza e coscienza ed osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione; *di affidare la mia reputazione esclusivamente alla mia capacità professionale ed alle mie doti morali; *di evitare, anche al di fuori dell’ esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della professione; *di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni; *di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione sociale e ideologia politica; *di prestare assistenza d’ urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità a disposizione dell’Autorità competente; *di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto; *di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio stato; *di astenermi dall’ “accanimento” diagnostico e terapeutico. LA SCUOLA DI COO(IV sec. a.C.) La scuola di Coo (Grecia) sopravvisse alla morte di Ippocrate grazie all’opera dei suoi discendenti: i figli Tessaloe Draconee in seguito i nipoti. Ne fecero parte medici molto famosi come Diocle e Prassagora;questi parteciparono attivamente al dibattito dell’epoca tra Dogmaticied Empirici. I primi consideravano il ragionamento e la logica come base per la medicina; i secondi davano più importanza all’osservazione delle evidenze, rifiutando i ragionamenti e le ricerche. Sia Diocle, sia Prassagora si schierarono con i dogmatici; tuttavia, essi accolsero e fecero fruttare lo spirito pratico tipico degli empirici. GALENO Galeno ,nato a Pergamo nel 129 può essere considerato il secondo padre della medicina antica dopo Ippocrate.Il padre lo indirizzò verso gli studi di medicina verso iquali mostrò molta attenzione e interesse. Frequentò da giovane le tradizionali 4 scuole filosofiche (platonica, aristotelica ,epicurea e stoica) e a Smirne seguì l’ insegnamento del platonico Albino. Molto importante nella sua vita e per la sua professione fu l’incarico di medico dei gladiatori nella sua città natale; grazie aduna tale esperienza riuscì a studiare da vicino le problematiche chimiche che una simile condotta di vita comportava.Come medico dei gladiatori studiò le ferite. Si rese conto che una lesione sui nervi esterni della colonna produce insensibilità nel tronco da quel punto in giù. Dimostrò ,inoltre, che le arterie trasportano sangue ed effettuò i primi studi sulle funzioni dei nervi del cervello e del cuore. Grazie ad un soggiorno ad Alessandria riuscì ad apprendere la pratica della dissezione anatomica . In seguito si recò a Roma da Marco Aurelio come medico di corte . Durante questo periodo Galeno scrisse numerose opere ,molte delle quali ci sono state conservate . Tra queste è stata trovata una frase motlo significativa che è importante ricordare: ” la natura ha dato all’uomo la mano per scrivere”. Si può affermare ,quindi ,che sia stato proprio Galeno a portare la medicina al suo pieno sviluppo. Egli ,infatti, rifondò la medicina come sapere globale. In tal caso il termine globale intende sottolineare l’unione del sapere scientifico, filosofico e letterario.In primo luogo il filosofo può essere definito un aristotelico.Egli infatti, avanza una concezione finalistica ( teleologica ) della natura.Egli vedeva la vera causa di ogni cosa nel fine che essa è destinata a compiere nell’ordine provvidenziale dell’universo. Nello scritto Sull’ uso delle parti egli tenta di spiegare la conformazione dei vari organi del corpo umano in base alle funzioni che ciascuno di essi deve assolvere . In un punto, se così sipuò dire,egli si discosta dalla visione aristotelica avvicinandosi più a quella platonica in quanto egli interpreta il finalismo della natura in termini di provvidenza divina.Fu un osservatore attento e acuto e anche un abile sperimentatore. Secondo Galeno ,le vita è strettamente connessa con il pneuma ( soffio, spirito) che identifica con tre forme:

spirito animale che ha sede nel cervello e governa la sensibilità; spirito vegetale che risiede nel cuore e governa la circolazione del sangue e il calore del corpo; spirito naturale che riseide nel fegato e governa la produzione del sangue e l’alimentazione.

La vera tradizione medica é per lui rappresentata da Ippocrate. Infatti,per quanto riguarda gli studi sulle malattie egli fece affidamento soprattutto alla teoria degli umori. Galo è convinto che la malattia sia dovuta dall’alterarsi di quell’equilibrio particolare tra gli uomini che caratterizza l’individuo sano. Galeno per le terapie utilizzava una grande quantità di cerotti, acqua e unguenti, ma il principale, quello più importante era la “teriaca”: un rimedio universale capace di risolvere qualsiasi problema. questa era composta da sessantasette ingredienti, tra i quali escrementi ,sangue e grasso di vari animali e vipere lessate.

A cura di Delia Venturini.

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Giuramento di Ippocrate

GIURAMENTO di IPPOCRATE Testo “classico” del Giuramento Ippocratico.

Giuro per Apollo medico e per Asclepio e per Igea e per Panacea e per tutti gli Dei e le Dee, chiamandoli a testimoni che adempirò secondo le mie forze e il mio giudizio questo giuramento e questo patto scritto. Terrò chi mi ha insegnato quest’ arte in conto di genitore e dividerò con Lui i miei beni, e se avrà bisogno lo metterò a parte dei miei averi in cambio del debito contratto con Lui, e considerò i suoi figli come fratelli, e insegnerò loro quest’arte se vorranno apprenderla, senza richiedere compensi né patti scritti. Metterò a parte dei precetti e degli insegnamenti orali e di tutto ciò che ho appreso i miei figli del mio maestro e i discepoli che avranno sottoscritto il patto e prestato il giuramento medico e nessun altro. Scegliero’ il regime per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, e mi asterrò dal recar danno e offesa. Non somministerò a nessuno, neppure se richiesto, alcun farmaco mortale, e non prenderò mai un’ iniziativa del genere; e neppure fornirò mai a una donna un mezzo per procurare l’aborto. Conserverò pia e pura la mia vita e la mia arte. Non opererò neppure chi soffre di mal della pietra, ma cederò il posto a chi è esperto di questa pratica. In tutte le case che visiterò entrerò per il bene dei malati, astenendomi ad ogni offesa e da ogni danno volontario, e soprattutto da atti sessuali sul corpo delle donne e degli uomini, sia liberi che schiavi. Tutto ciò ch’io vedrò e ascolterò nell’esercizio della mia professione, o anche al di fuori della della professione nei miei contatti con gli uomini, e che non dev’essere riferito ad altri, lo tacerò considerando la cosa segreta. Se adempirò a questo giuramento e non lo tradirò, possa io godere dei frutti della vita e dell’ arte, stimato in perpetuo da tutti gli uomini; se lo trasgredirò e spergiurerò, possa toccarmi tutto il contrario.

GIURAMENTO Testo “moderno”

Consapevole dell’ importanza e della solennità dell’ atto che compio e dell’ impegno che assumo, giuro: di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento; di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’ uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale; di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente; di attenermi alla mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze; di prestare la mia opera con diligenza, perizia, e prudenza secondo scienza e coscienza ed osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione; di affidare la mia reputazione esclusivamente alla mia capacità professionale ed alle mie doti morali; di evitare, anche al di fuori dell’ esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della professione. Di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni; di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione sociale e ideologia politica; di prestare assistenza d’ urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità a disposizione dell’Autorità competente; di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto; di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell’ esercizio della mia professione o in ragione del mio stato; di astenermi dall’ “accanimento” diagnostico e terapeutico.