Cronaca di una settimana di mobilitazione contro i test – Rassegna stampa

Cronaca di una settimana di mobilitazione contro i test – Rassegna stampa

Nel corso di questa settimana i ragazzi attivi nel manifestare il loro dissenso alle date dei test universitari ad aprile hanno avuto contatti con la stampa dai diversi esiti.
Facciamo un riepilogo della settimana:

-Venerdì 14/03:
Vengono affissi i volantini prodotti dalla classe (ne trovate una copia qui)

-Sabato 15/03:
L’Assemblea di tutte le classi quinte convocata dalla classe si è svolta con successo producendo come risultati l’adattamento da parte di tutte le quinte del documento già prodotto dalla classe e la stesura dei punti di un nuovo documento (reperibile a Questo indirizzo).

-Martedì 18:
Durante l’Assemblea d’istituto gli studenti della classe (Lorenzo Vignola, Vincenzo Romaniello, Lorenzo Pinto e Antonello Luongo) hanno parlato esplicando i risultati dell’Assemblea di sabato e quali sarebbero state le prossime mosse.
Nel pomeriggio sempre la delegazione (composta da Lorenzo Vignola, Antonello Luongo e Vincenzo Romaniello) è intervenuta nel comitato tenutosi tra tutte le scuole del capoluogo sottoponendo ai loro rappresentanti il documento.
In giornata è stato pubblicato anche da La Gazzetta del Mezzogiorno un estratto dal volantino della classe.
Successivamente si è venuti a conoscenza che in mattinata lo stesso giornale aveva mandato dei giornalisti per intervistare i membri della classe (che non sono stati trovati dal giornalista).

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(L’articolo de La gazzetta, una S mancante al nome della classe, ma l’importante è che il messaggio pervenga)

-Mercoledì 19:
La delegazione (composta da Lorenzo Vignola, Vincenzo Romaniello e Antonello Luongo) si è mossa tra le sedi dei vari giornali e telegiornali locali stabilendo un contatto diretto con i giornalisti.

Viene creato su Facebook un gruppo per la propaganda attiva (per informazioni inerenti al gruppo, riservato ai soli studenti, si può far riferimento all’amministratore del gruppo Antonello Luongo)

-Giovedì 20:
La Gazzetta del Mezzogiorno pubblica un altro articolo inerente alla protesta.

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Lo stesso giorno anche La Nuova del Sud pubblica un articolo riportando per intero la lettera scritta dalla nostra classe.

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Nel frattempo uno dei membri della delegazione (Vincenzo Romaniello) ottiene un colloquio alla RAI i cui giornalisti promettono di presentarsi il giorno seguente a scuola.

-Venerdì 21:
Come promesso i giornalisti della RAI raggiungono il liceo per intervistare gli studenti della classe per intervistarli, il servizio (disponibile su YouTube) verrà trasmesso nell’edizione delle 14.

-Sabato 22:
Anche Il Quotidiano pubblica un articolo a riguardo della protesta con un articolo composto da dichiarazioni degli studenti (intervistati dall’autrice del pezzo, Antonella Giacummo) ed estratti della lettera.

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(A cura di Antonello Luongo)

IL NO DELLE QUINTE DEL GALILEI AI TEST AD APRILE

– SCUOLA = CULTURA
I test ad aprile tolgono importanza alla scuola quale mezzo di diffusione della cultura, gratuita ed accessibile a tutti. La cultura è lo strumento di comprensione del mondo per eccellenza, non ce la facciamo togliere!

– UN TUFFO SENZA TRAMPOLINO: CHE NE SARA’ DEGLI ESAMI DI STATO?
Gli esami di stato erano un modo di verificare le conoscenze acquisite lungo tutto il percorso, un momento importante di riflessione per lo studente che si apprestava a completare la tappa finale di un cammino durato cinque anni. Staccando il biglietto per la prossima destinazione, dandosi la spinta per il prossimo salto. Ora quale esame di vita ci darà l’esperienza e la maturità di andare avanti?

– IL BIVIO DELLO STUDENTE: SCUOLA O UNIVERSITA’?
Due percorsi che una volta erano uno la continuazione dell’altro. Ora bisogna farsi in due per studiare materie diverse per la scuola e i test universitari. Senza la tranquillità e il tempo necessario per fare a dovere entrambe le cose. Facciamo in modo che queste due strade tornino ad essere una sola, parallela alla crescita dell’individuo.

– CHI VINSE MISS ITALIA NEL 1994?
Le prove di ammissione dovrebbero testare le conoscenze acquisite durante i cinque anni di studio precedenti e dovrebbero concentrarsi sulle aree di interesse relative alla facoltà scelta. Domande su argomenti che saranno oggetto di studio solo una volta all’università o quesiti relativi agli ultimi 50 anni di televisione non dovrebbero avere l’importanza che hanno ora.

– RIPRISTINO LEGGE (NECESSITA NUMERO) : TEST DI AMMISSIONE A SETTEMBRE
Una soluzione a tutto ciò? Riportiamo le date dei test a settembre, in modo da non togliere importanza alla scuola e in questo modo fornire a noi studenti la possibilità di affrontare l’università con maggior consapevolezza, senso critico, maturità. Era già così, e può tornare ad esserlo.  

VERBALE ASSEMBLEA STRAORDINARIA CLASSI QUINTE
Potenza – 15/03/2014
Si è tenuta in data odierna, presso il liceo scientifico G. Galilei di Potenza, un ‘ assemblea straordinaria a cui hanno partecipato i rappresentanti delle classi quinte dell’ istituto.
L’ ordine del giorno ha riguardato la discussione del documento di protesta, rivolto all’ istituzione dei test di ammissione universitari nel mese di aprile , proposto dalla classe VAs dello stesso istituto.  Il documento, che non si propone di abolire l’ istituzione dei test, ma di discuterne lo svolgimento nel pieno dell’ anno scolastico e per lo più nel periodo che precede gli esami di stato, ha riscontrato numerosi consensi e destato numerose osservazioni.
Nell’ incontro, la lettura del documento “ Il no della VAs ai test di ammissione ad aprile!” , ha posto l’ attenzione su un problema che riguarda in prima persona i ragazzi delle ultime classi, ma ha anche suscitato l’ importanza di allargare l’ informazione in merito alla questione , ai ragazzi delle classi terze e quarte, che si troveranno direttamente coinvolti in una situazione pressoché simile.
Si è inoltre portata avanti l’ idea , di allargare questa protesta attraverso la rete ( es. istituzione di una petizione on-line ) e di sensibilizzare la diffusione di questo messaggio ( No dei test ad Aprile! ), negli altri istituti cittadini e anche a livello nazionale attraverso la Consulta Provinciale degli studenti di Potenza.
L’assemblea si è chiusa con l’obbiettivo   di  diffondere, tramite nuovi incontri che si svolgeranno nei prossimi giorni,( a partire dallo spazio che sarà dedicato al tema nell’ assemblea d’ istituto  del 18 /03), il messaggio e di suscitare le attenzioni di un numero quanto più alto di persone.

Ordine del giorno assemblea 15/03/2014

Di seguito l’ordine del giorno per l’assemblea che si terrà sabato 15/03/2014 tra i delegati delle classi quinte dell’Istituto a riguardo del documento di protesta proposto dalla classe.

-Sensibilizzazione delle classi quinte dell’istituto circa il problema dei test ad Aprile. Specificare come la mozione non si proponga di abolire l’istituzione dei test, realtà nella quale uno studente deve saper vivere e che non è al momento modificabile, se non nella più effimera delle utopie. Chiarire quanto tale testo sia invece una presa di posizione forte, più che mai necessaria per noi giovani di oggi tacciati di essere ottusi e passivi, ciechi rispetto ai meccanismi della realtà.

-Stilare un documento nuovo comune, o approvare, con o senza parziali modificazioni, il documento esistente in modo che gli studenti di tutte le quinte lo sentano proprio, e non vedano l’iniziativa come qualcosa di imposto e che non accettino di parteciparvi in maniera passiva, bensì contribuendo attivamente ad essa.

-Fare della discussione non solo un momento comunitario intellettuale di natura dialettica, ma anche e soprattutto uno strumento che, con la spinta fornita dall’introduzione del confronto critico e costruttivo con altri studenti coinvolti dal problema, deve portare al passo successivo di questo percorso. In maniera specifica, bisogna trovare delle tematiche affini che possano essere spunto per discussione culturalmente attive che si terranno in ogni luogo e tempo che si riterrà opportuno, nelle modalità liberamente adottate dagli studenti.

-Identificare una linea d’azione, possibilmente comune, e mobilitarsi praticamente decidendo nella giornata stessa di sabato (15 marzo 2014) i futuri incontri e le modalità di questi, nonché nuove linee concrete di espansione.

UNA PERSONALE VISIONE DELLA SCIENZA DEL FUTURO

C’era una volta, nel lontano 2013, il genere umano e la sua scienza che credeva di poter spiegare tutte le possibili manifestazioni della realtà, ogni sua sfumatura, ogni sua irrazionalità e non solo, credeva anche di poter oltrepassare quella realtà, indagando altre inarrivabili dimensioni! Alcuni invece pensavano che anche una volta che tutte le domande della scienza avranno avuto risposta, i problemi vitali dell’uomo non saranno neppur toccati, accarezzando così uno scetticismo totale! Quella scienza era ancora giovane, nata, nella sua forma più primitiva, qualche migliaio di anni prima in Grecia sotto il nome di filosofia, con uomini che, scrutando il cielo, già intravedevano nella natura un romanzo in caratteri matematici! Poi, intorno al ‘600, quel sapere ancora incerto e insicuro iniziò ad affermare e legittimare la propria validità ed esistenza, venendosi a configurare come sapere certo perché basato sulla verifica sperimentale. Molti stravolgimenti ha conosciuto, molti paradigmi sono stati modificati e molti momenti difficili ha dovuto superare. Il positivismo, che aveva esaltato la scienza come unica fonte di conoscenza e di progresso per l’uomo, venne criticato da un lato per l’impossibilità della stessa di spiegare l’originalità degli esseri viventi e del suo aspetto “spirituale” e dall’altro per le enormi catastrofi che la sua applicazione tecnica hanno provocato, ben lungi dal migliorare le condizioni umane.
Oggi, 23 dicembre 2823, la scienza, avendo raggiunto una tale consapevolezza di se stessa, può definitivamente riconoscere le sue reali finalità e i suoi limiti invalicabili. Einstein disse che l’unica cosa che davvero gli importava era “conoscere la mente di Dio”: la scienza non può farlo; ebbene sì, siamo giunti a concepire un modello che spiega perfettamente la nascita dell’universo, le varie forme di materia ed energia; siamo riusciti a guardare oltre l’era di Planck, a unificare le quattro forze, a metterci in contatto con altre forme di vita evolute; eppure la “mente di Dio” ci sfugge e credo ci sfuggirà sempre perché non riusciamo a spiegare il perché la realtà debba rispondere ai nostri modelli, perché l’universo è strutturato secondo questi schemi. La scienza spiega e prevede ogni fenomeno in una maniera assolutamente esatta e precisa, e in quest’ottica raggiunge la verità e si prefigura come l’unico strumento di conoscenza pura dell’essere umano, essa però non può rispondere alle domande di senso, interrogativi che l’uomo naturalmente si pone. Ecco un altro aspetto molto rilevante che traspare da questa analisi critica: i limiti della scienza coincidono con i limiti dell’uomo; tutto ciò che l’uomo può dire di conoscere con sicurezza infatti deriva dalla scienza; e se la scienza non può indagare sconosciute questioni è perché l’uomo stesso non può.
Cosa dice invece la scienza sull’uomo e sulle sue inquietudini più assolute? L’aspettativa media di vita ora sfiora i 150 anni e l’esistenza umana è radicalmente cambiata, eppure non si riesce ancora a comprendere come si formi il pensiero e il mistero della morte non è mai stato più intricato! La scienza è per sua stessa natura impossibilitata a sciogliere i più profondi dubbi umani, quelli che riguardano le passioni, gli impulsi irrazionali, lo scorrere del tempo, la morale, l’aldilà.  Nonostante i grandi meriti di psicologia e sociologia, la sfera umana trascende gli orizzonti scientifici.
L’ultimo elemento topico che non si può tralasciare in una trattazione sulla scienza riguarda l’impatto che essa ha sulla vita dell’uomo, la sua applicazione tecnica in sostanza. La scienza, più di ogni altro fattore, modifica le dinamiche economiche e sociali della Terra; ogni grande innovazione tecnica infatti trasforma estremamente l’uomo e le sue abitudini; molto spesso questi cambiamenti sono dettati da logiche politiche ed economiche, da giochi di potere, per questo il monopolio della ricerca e della scienza è oggetto di aspre lotte; in questa prospettiva è necessario che ai ricercatori sia garantita l’autonomia e la libertà, e che sia rispettato la più nobile e naturale meta della scienza, il miglioramento delle condizioni dell’umanità intera, sempre e comunque nel rispetto dell’essere umano e dell’etica, ecco l’unico vero progresso. Abbiamo prodotto armi micidiali, clonato qualsiasi cosa, manipolato il DNA, la vita, creato l’intelligenza artificiale ma non siamo ancora riusciti a raggiungere l’uguaglianza tra tutti gli umani, ecco l’obiettivo primo degli uomini di scienza.
Il genere umano è ancora qui, tra ingiustizie ataviche e problemi di fondo, a ricercare qualcosa di inafferrabile e irraggiungibile, la sua essenza. La scienza non può risolvere un tale enigma, non può condurre all’onnicomprensività, e ogni sforzo in questo senso sarebbe vano, essa però, con l’infinitesimo slancio di ogni uomo assetato di sapere, si configura come la più potente espressione dell’umanità, capace di comprendere il mondo circostante per viverci in sintonia, capace di assicurarci la sopravvivenza, capace potenzialmente di rendere possibile l’utopia di un mondo giusto. La scienza percorre da sempre il sentiero più impervio, verso la cima più alta possibile, la scienza raccoglie le sfide più importanti del genere umano.

A cura di Lorenzo Pinto

IL NOUMENO KANTIANO: DA PLATONE A SCHOPENHAUER

Con il termine “noumeno” si vuole indicare qualcosa che viene pensata, una specie intellegibile, un’idea. Il termine deriva dal greco “νοούμενoν “, [ noumènon], participio presente di forma passiva del verbo “ noein”, ( percepire con la mente, pensare) ed indica quindi ciò che è frutto della nostra elaborazione intellettiva, qualcosa che viene pensata.
Il primo ad utilizzare questo vocabolo è Platone; egli vuole indicare una specie intellegibile. Il noumeno, infatti, indica tutto ciò che non può essere soggetto a percezione nella sfera del tangibile, ma a cui si può arrivare solamente in seguito a ragionamento. Questo concetto è alla base della “metafisica” di Platone, la parte di filosofia che si occupa degli aspetti costituenti un fondamento per la realtà, che vanno oltre gli elementi dell’esperienza dei sensi.
Questo termine viene poi ripreso, anche se in chiave diversa, da Immanuel Kant, che ne parla nella Critica della Ragion Pura. Per il filosofo del XVIII secolo, l’ambito della conoscenza umana è limitato al fenomeno, (ovvero l’apparenza sensibile), dal momento che, la cosa in sé non può divenire oggetto di un’esperienza possibile.     Nella filosofia kantiana non vi è però una totale sovrapposizione fra “ noumeno” e “ cosa in sé”. Il primo indica una rappresentazione della ragione, risiedente nella mente umana; il pensiero cerca, infatti, di trascendere la capacità di conoscere.     Nel caso della “ Ding an sich”, (cosa in sé), è un riferimento del noumeno: è la realtà esterna al soggetto.
Nella globale visione legata a questo termine, di origine classica, si può attribuire allo stesso un’ambivalenza di significato. Dal punto di vista negativo, lo si vede come il concetto di un’incognita, che non potrà mai entrare in un rapporto di conoscenza con noi stessi e che si limiterà, di conseguenza, ad essere semplice intuizione. Positivamente si vede il noumeno kantiano, come “ oggetto di un’intuizione non sensibile”, cioè di una conoscenza propria di un intelletto divino, dotato di un’intuizione superiore alla nostra; questa conoscenza è, infatti, preclusa all’uomo.
Nella teoria del filosofo di Konigsberg grazie all’esperienza dei sensi, possiamo raccogliere i dati relativi alla nostra sfera visiva e possiamo, dunque, con l’aiuto dell’intelletto, rielaborarli sotto forma di giudizi, non avendo però, la possibilità di andare oltre l’esperienza ( qui si radica il concetto di noumeno).  Possibile è pensare solo le cose in sé; per esempio, le idee di “anima” e “Dio” non sono dimostrabili se non in campo metafisico.
Il concetto di noumeno verrà ripreso dopo Kant da Arthur Schopenhauer, per il quale, la rappresentazione non è costruita con le forme a priori, ma le precede, ponendosi, come fenomeno originario, dal quale si delineano spazio, tempo e causalità. Per il filosofo di Danzica, al “fenomeno” è assegnato il significato di rappresentazione, mentre alla “Ding an sich” quello di volontà, a cui si accede attraverso il corpo. 
Il discorso legato al noumeno, è insomma da secoli alla base degli interrogativi umani: esiste o no la sfera dell’intellegibile puro, non influenzato dalla realtà esterna o dai sensi? L’uomo è dotato di intuizione sentimentale?
A questi, molti, da Platone a Kant, hanno tentato di dare risposta, anche se poco chiaro è il sottile confine tra lo scibile assoluto, puro, privo di condizionamenti esterni e il sapere, colmo di legami con l’esperienza e con la sfera sensoriale.
Forse il noumeno non esiste, o forse, l’eccessiva influenza da parte della sfera sensoriale ce ne impedisce la ricerca; di certo però, questo è un dubbio che perdurerà ancora a lungo nell’uomo e che senza freni, quest’ultimo vorrà di sicuro provare a sciogliere.

Paolo Cammarota

IL NOUMENO TRA LA STORIA DELLA FILOSOFIA E LE VISIONI DI UN ADOLESCENTE

La questione è scottante e intricata e in gioco vi è la partita più importante e affascinante dell’uomo: cosa e come può conoscere davvero se stesso e l’universo? Poco importa se una qualche forma divina lo abbia creato o se sia il frutto di una cieca causalità; l’uomo; o meglio la sua essenza è il conoscere, l’indagare, lo svelare il labirinto sfruttando le sue immense capacità e comprendendo i suoi limiti strutturali. “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e CANOSCENZA”: i celebri versi di Dante sintetizzano perfettamente questa “celeste” possibilità e potrebbero accendere quella nobile scintilla che, più o meno nel profondo, è in ognuno di noi.
La filosofia è stata la prima a cogliere la natura umana e a sviluppare fecondamente problematiche su problematiche da cui le varie scienze si sono evolute. Si potrebbe immaginare la conoscenza umana come un fiume (la filosofia) da cui dipartono diversi affluenti (le varie scienze, fisica, psicologia, biologia ecc.) sempre più potenti e utili che hanno comunque bisogno di attingere dalla sorgente, la sorgente del pensiero. La parte più sostanziale della filosofia quindi, risiede nella gnoseologia, la teoria della conoscenza che si occupa dei fondamenti, delle possibilità, della validità e dei limiti della conoscenza. Le pretese dell’uomo di superare le colonne d’Ercole passano da qui.
Il concetto di “noumeno” elaborato da Kant ha prodotto una dialettica e una disputa fondamentale per la storia della filosofia, da cui poter comprendere sia le concezioni precedenti che gli sviluppi successivi. Il filosofo tedesco, ribaltando i rapporti tra soggetto e oggetto, ponendo il primo al centro con il secondo che si modella sulle forme del soggetto, ha comportato la distinzione tra due dimensioni: il noumeno, dal greco “noumenom”, “realtà pensabile” è l’idea, il concetto di una cosa in sé, la realtà considerata indipendentemente dal soggetto pensante; la dimensione fenomenica invece è la realtà che ci appare tramite le nostre strutture mentali a priori (spazio, tempo e categorie), una realtà che in qualche modo si fonda su quella noumenica.
Il noumeno è un limite invalicabile del soggetto in quanto esso non ha dati esperienziali su cui operare, rendendo inutili le categorie. Noumeno, di conseguenza, che può essere solo pensato (e non conosciuto), ed è continuamente pensato da una ragione mai paga del mondo fenomenico e sempre alla ricerca dell’assoluto e dell’onnicomprensività. Kant è assolutamente consapevole che gli uomini possiodano un bisogno costitutivo di elevarsi al mondo noumenico (libero e indeterminato) a discapito di una realtà fenomenica meccanica, necessaria e determinata, per questo nelle altre due Critiche, tramite la morale e il sentimento, ammette l’uomo stesso alla dimensione privilegiata del noumeno.
Il cardine del kantismo si fonda però sulla non scientificità di tutte le nostre congetture e ipotesi sul noumeno e sull’esistenza di una non specificata realtà esterna al soggetto da cui deriva il materiale sensibile. Tuttavia, come si è cercato di chiarire, la filosofia è un turbinio incessante, per questo il “mistero” del noumeno lasciato da Kant ha originato, nello stimolante e multiforme clima romantico, una discussione così produttiva da sfociare nell’idealismo. I romantici, infrangendo i vietati confini della cosa in sé, hanno trasformato le esigenze umane di anima, mondo e Dio in realtà. Tutto ciò scaturisce da una tensione incontenibile di comprendere l’infinito; gli idealisti, soprattutto Fichte, aboliscono la cosa in sé e considerano la dimensione umana (“spirito”) attività conoscitiva e pratica e libertà creatrice: lo spirito crea la realtà (l’uomo è la ragion d’essere dell’universo) e la natura esiste non come realtà a sé stante ma come momento dialettico necessario della vita dello spirito (quest’ultimo per essere tale ha bisogno della sua antitesi vivente, l’oggetto o la natura). Ecco che l’uomo viene a coincidere con l’Assoluto, con l’Infinito e quindi con Dio; esso è il polo dialettico, solo nell’interiorità può trovare la sua infinità e il suo limite (l’oggetto) , un concetto che potrebbe sembrare paradossale e che porta, quasi “magicamente”, allo “smaterializzarsi“ della realtà esterna all’Io.
Qui risiede lo snodo fondamentale dell’intera gnoseologia: dogmatismo o idealismo? E’ la cosa in sé, la natura, l‘oggetto ad essere causa dello spirito oppure è necessario partire dal soggetto per poi spiegare su questa base la cosa? L’ontologia classica ha trovato un punto fermo esterno all’io, dall’essere di Parmenide al mondo delle idee di Platone alla sostanza di Aristotele che, rivalutando l’esperienza, ha caratterizzato la gnoseologia fino al ‘700. Nella storia della filosofia poi ha fatto irruzione il Dio ebraico-cristiano, un Ente esistente fuori dall’universo. Sulla scia del dogmatismo e del realismo si pone anche il panteismo naturalistico (Dio è la natura) sviluppato da Bruno, Galilei e Spinoza basato sul determinismo e sulla necessità dell’ordine naturale e che è anche il punto di vista della scienza moderna (Einstein affermò che se la scienza ha un Dio, questo non può che essere spinoziano). Cartesio e Kant (con molte differenze) riconoscono che il perno stabile della realtà risiede nella centralità del soggetto, ammettendo la consistenza della realtà esterna. Gli idealisti, differentemente, fanno derivare tutto dal soggetto, un soggetto che, per Hegel, risulta divenire continuo, prodotto della sua evoluzione culturale. Successivamente il dibattito gnoseologico si è trasferito in ambito epistemologico, dando luogo al positivismo e alle filosofie analitiche. Profondamente diverso poi è stato lo sviluppo di un altro filone filosofico che fa dell’uomo e delle sue problematiche il centro della speculazione, l’esistenzialismo.
Tracciare un’esauriente analisi delle diverse risposte della filosofia ai quesiti dell’essere umano risulta pressoché impossibile, l’aspetto più importante da rimarcare però è la capacità dell’uomo di proporsi sempre nuove sfide, il suo Streben verso l’impossibile. Alcuni hanno cercato un ordine confortante, altri un movimento eterno, altri ancora si sono trovati di fronte ad uno scetticismo o ad un nichilismo assoluto; c’è chi vede nell’uomo un essere infinito e potenzialmente sapiente, c’è chi invece è convinto della sua limitatezza essenziale. A Kant si deve il merito di aver dato, con il concetto di noumeno, uno slancio sostanziale alla storia del pensiero.
La prospettiva di un giovane inesperto e inquieto, costernato da una miriade di dubbi e pochissime certezze si fonda su una visione relativamente pessimistica dell’uomo, un atomo che dura un istante e poi scompare per sempre nell’infinità dell’universo, una creatura assolutamente finita, imperfetta, egoista, violenta e infelice, limitata dal tempo, dalla società e dal suo essere un enigma a se stesso, intrappolato nell’antinomia di desiderare continuamente verità e felicità e di ottenere solamente fallimenti (quanto sono care a un giovane le tematiche esistenziali!). La grandezza dell’uomo è però riconosciuta, e vive proprio nel suo sforzo di conoscenza della cosa in sé; a tal proposito credo che le uniche possibilità d’accesso a una simile realtà siano extra-scientifiche, risiedano nell’armonia di una poesia, nelle proporzioni matematiche di un componimento musicale, nella perfezione formale di un’opera d’arte e nell’amore (Leopardi scrisse “Né cor fu mai più saggio che percosso d’amor”). Ecco perché il romanticismo non smetterà mai di affascinare. Tutto ciò rappresenta il substrato fondamentale della ricerca, una ricerca che, nonostante le crisi, i problemi e le difficoltà deve essere condotta in ambiti scientifici, lo strumento d’indagine più potente e sicuro in possesso dell’umanità: la fisica con il suo intento di unificare le quattro forze fondamentali e di chiarire i meccanismi dell’universo avrà un misero uomo in più su cui contare. Ecco a cosa si giunge riflettendo sul noumeno: non è forse immenso Immanuel Kant?!?

A cura di uno studente anonimo della classe.

Italia Germania sola andata

Mentre camminavo tra le ampie vie che circondanoil centro della mia città, vie chedisegnano cerchi sempre più ampi danzando sulle ripide collinecheformano un ostile paesaggio urbano, dove i palazzi si stagliano malfermi, in una perennebattaglia con le raffiche del vento invernale che,anno dopo anno, sbocconcellanoporzionisempre più vaste diintonaco dalle pareti esterne dei palazzi, alzai lo sguardo dai sampietrini sparsi disordinatamente sul marciapiede, e la mia attenzione fu catturata da un enorme cartellonepubblicitario cheoccupava gran parte di uno dei muri a lato della strada. Poi, mentre camminavo dalla palestra alla scrivania di casa, seguendo il mio abituale tragitto chefende la città per intero, da monte a valle e su dinuovo a monte, talvolta sfruttando il tanto vantato sistema di scale mobili più lungo d’Europa, apparentemente non sfiorato dalla vista del cartellonepubblicitario, feci una scoperta che non mi avrebbe lasciato indifferente questa volta: infatti, i cartelloni raffiguranti la stessa pubblicità erano non uno, ma due, anzi tre! Questi cartelli, affittati da un’autolinea specializzata in trasporti sulla lunga distanza, mostrano alcuni autobus rossi a due piani molto londinesi tra quelliche compongonola loro flotta, con passeggeri stanchi ma felicicheraccolgono le loro borse e ronzano intorno al veicolo con eccezionale, probabilmente finta, sorpresa, come se questi autobus facesserola spola tra la Terra e la Luna.
Ma non è questo il caso. Infatti questi autobus partono da città molto a sud di Roma, raccattando persone inogni città e ad ogni grande svincolo stradale, personeche salgono a bordocon le loro valigie piene disperanza, e si imbarcano su autobus che risalgono tutto lo “Stivale”, scaricando poi i passeggeri almeno 1500 kilometri più a nord.
Noto sempre uno diquesti autobus entrare la mia città ogni sabato ad ora di pranzo, pünktlich come sempre, con una stuzzicante scritta “Germania” per indicare la destinazione. Svizzera, Germania e Belgio fanno parte di un fenomeno chepuò essere considerato a tutti gli effettiuna migrazione. Zurigo, Monaco, Stoccarda, Colonia, Liegi sono solo alcune tra le città interessate dal tragitto di questi autobus. E questi nomi, questo fenomeno,non suonano affatto nuovi alle orecchiedi coloroi quali hannogià fatto lostesso viaggio 50 anni prima, e tutto ciò non è neppure molto rassicurante, considerato chele ragione che portaronoquelle masse alla “fuga” sonole stesse di adesso.
Quindi una domanda sorge spontanea: stiamo messi megliooggi chenegli anni ’50 e ’60? Inoltre, il fatto che questi spazi pubblicitarifigurino tra i più richiesti dai titolari diattività economiche all’interno dei confinicittadini, poiché si trovano ad un tiro di schioppodalla piazza principale, con un alto numero di automobili e autobus con a bordo cittadini e pendolari circolanti nei pressi dei cartelloni ad ogni ora del giorno, rende il tutto ancora più preoccupante. Ma è solo una coincidenza? Non è mai una coincidenza, come non loera quando tutti gli spazi pubblicitaridella città erano stati comprati da proprietari di negozi compro-oro, ignoratida molti, ma inrealtà simbolo della decadenza incui la mia città stava piombando e di quanto vuote fossero, e sonoancora, le tasche dei miei concittadini.
Anche questi nuovi cartelloni non fanno un’eccezione: lassù,affissi al muro, ci sono le necessità più grandi della città, cosa davvero passa per la testa delle persone, con quei cartelloni a mostrare alle persone una possibilevia d’uscita dai loro guai più grossi, la cosiddetta “manna dal cielo”. La campagna pubblicitaria lanciata dalla compagnia ditrasporti mostra come, se fino a due anni fa, per quanto povere incanna, le persone erano ancora speranzose di una ripresa economica e di una rifioritura del mercato del lavoro, ora l’unica soluzione per questepersone è fare le valigie ed emigrare, in altri termini “andare via”. Questo sarebbe il colpo letale per un territorio messo inginocchio da corruzione, povertà, mafia, inquinamento, solo per nominare alcune delle piaghe del Meridione e della Basilicata in particolare.
Uomini e donne di qualunqueestrazione sociale, di ogni età fanno quest’enorme scommessa in un tentativo disperato di mettere insalvo le vite proprie e dei propri figli dalla povertà. Le loro speranze sonospesso ravvivate da legami lunghi mezzo secolo con parenti chehanno fatto la loro stessa scelta tanto tempo prima, i cui figlisono prontiin molti casi a dare una mano ai nuovi migranti, trovando loro lavoro in cantieri e fabbriche,aiutandoli ad ambientarsi in nuovo Paese chepresenta molte difficoltà a primoimpatto. D’altro canto, però, non tutti hannolegami disangue oltre le Alpi, quindi molti sonocostretti a riaffrontare un ancor più doloroso viaggio verso casa, con la consapevolezza di aver fallito. Le storie dichi non ce l’ha fatta trattengonomolti dal tentare l’impresa.
Questo non è una proiezione iper-pessimistica della realtà, ma la realtà stessa nella quale la mia regione si è trovata ad essere, una nave che affonda, portando negli abissi con sé tutti i passeggeri. Queste storie non si trovano sulle prime pagine dei giornali, eppure tra tutte le notizie sonodi sicuro quelle più significative, e come spessoaccade per cambiamenti sociali così vasti questi si riconoscono solo tramite cartelloni pubblicitarieo altre espressioni fin troppo normalie quotidiane, non si vedono in televisione.
Facendo parte di una generazione chesi appresta ad affrontare questesfide e a fare una scelta per il futuro, pervasa dal sentimentodi essere nata al posto sbagliato nel momento sbagliato, mi sono reso conto tutto a un tratto, mentre guardavo quel cartellonepubblicitario che potevo essere io, come qualunquealtro dei miei coetanei, tra le persone raffigurate sul cartellone, appena sceso da quell’autobus rosso. E mentre distoglievo losguardo dai visi di quelle persone,che mi fissavano inmaniera così intrigante, ho posto gli occhisulle macchie dipaesaggio naturale checompongonoun quadro meraviglioso che trova espressione tra gli spazi tra gli edifici, stagliandosi sulla campagna all’orizzonte, convogliandoin sé tutte le sofferenze del migrante per cosa si lascia alle spalle.

A cura di Vincenzo Romaniello

Recensione: Meddle – Pink Floyd

MEDDLE (1971)

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Tracklist:

1 – One of these days

2 – A pillow of winds

3 – Fearless

4 – San Tropez

5 – Seamus

6 – Echoes

Nella storia della band:

L’album viene preceduto da Atom Heart Mother con il quale i Pink Floyd avevano introdotto per la prima volta una suite in un loro album. L’uscita di Meddle fu anche accompagnata dalle registrazioni da parte della band del celeberrimo Live at Pompeii in cui furono eseguite le tracce più rinomate dell’album (One of these days e Echoes divisa in due parti), inoltre sul finire del 1971 i Pink Floyd erano già impegnati nella scrittura dell’album che avrebbe segnato la loro consacrazione al grande pubblico e l’inizio del raggiungimento della fama della quale ancora ora godono (Dark side of the Moon).

L’album:

Rispetto ai loro lavori passati si può inoltre sottolineare come Meddle somigli per struttura ad Atom Heart Mother, ma aggiunga nei contenuti quelle tecniche legate al rock psichedelico che erano state trascurate nell’album precedente.

La copertina raffigura un orecchio umano su sfondo verdeggiante che fa già intuire l’atmosfera cupa dell’album che per questo si differenzia dal precedente anche in termini di presentazione generale tramite la copertina.

Le Tracce.

1- One of these days (uno di questi giorni):

La traccia viene introdotta dal suono del vento e dall’ingresso con un ritmo aggressivo del basso di Waters. Il basso rappresenterà il tema principale della canzone e sarà accompagnato in un crescendo dalla chitarra di Gilmour, la batteria molto decisa di Mason e le tastiere di Wright. La traccia con la folata di vento iniziale e quella finale, che la collegherà con la successiva A pillow of winds, ricorda molto una tempesta.

Va anche ricordato che il basso di Waters nella canzone è collegato ad alcuni effetti che Gilmour utilizzava sulla sua chitarra e dal chitarrista la canzone è stata definita come quella in cui ci sia stata più collaborazione tra i membri della band in fase di composizione.

La canzone è diventata celebre in Italia come “la sigla di Dribbling”.

2 – A Pillow of Winds (un cuscino di venti):

La traccia si collega alla precedente grazie al soffio di vento, soffio che è richiamato anche dal titolo. La canzone si propone con sonorità soffici prodotte dalla chitarra e dalla voce di Gilmour.

Anche leggendo il testo nel caso l’ascolto non bastasse si intuisce come il brano rappresenti la calma dopo la tempesta di One of these days e anche come sia come una sorta di oasi luminosa avvolta dalle tenebre, la traccia risulta per questo quasi in contrasto con il contesto di tutto l’album, si riconoscono inoltre ancora le influenze del precedente album del quartetto londinese richiamando alla memoria la canzone If.

Il pezzo si contraddistingue nella sua composizione per  il testo che sembra parlare d’amore, il che è abbastanza insolito per i Pink Floyd di questo periodo. Mentre sempre dal lato compositivo ed armonico il brano ha in sé una struttura tipica utilizzata dai Pink Floyd cioè il contenere un accordo di MI minore con l’aggiunta della nona nella sua parte centrale, inoltre il brano acquisisce la sua funzione emotiva non cambiando tonalità (che resta sempre in MI) ma tramite un intelligente cambio nella sua parte centrale, in corrispondenza del verso  “and the candle dies” )e la candela muore), da una tonalità maggiore dell’accordo ad una minore con un successivo ritorno alla tonalità maggiore. In questa chiave di lettura il brano trasmette ancora di più l’immagine di una candela che lotti contro l’oscurità che la circonda ed il vento, cercando con quest ultimo di entrarci in armonia e farsi cullare.

3 – Fearless (senza paura):

La traccia arriva come l’alba dopo la notte  nella precedente ha tanto spaventato si distingue per un solido connubio tra la voce e la chitarra.

Alla fine della canzone si può udire la registrazione del coro “You’ll never walk alone” adottato da varie tifoserie inglesi, nello specifico il coro viene cantato dai tifosi del Liverpool durante un derby contro l’Everton. Va ricordato che però il Liverpool non è la squadra tifata da Gilmour e Waters che hanno scritto la canzone, bensì loro dichiarano di avere nel cuore il team londinese dell’Arsenal.

4 – San Tropez:

(Il video incorporato è una cover realizzata dall’utente di YouTube San Straub)

La traccia in questo caso si distacca dalle precedenti sia per quanto riguarda la sua composizione che le trame. E’ una traccia che risulta essere l’avanguardia di quello che poi sarà il successo dei Pink Floyd ed anche il loro futuro metodo di lavoro; infatti la composizione della canzone è attribuita solamente a Roger Waters (come poi a lui saranno attribuite le idee di Animals e The Wall) questa composizione in solitario del bassista si denota anche nello svolgimento della traccia che risulta priva di contenuti tecnici o originali (fatta esclusione per l’assolo finale di Wright) appoggiati su un ciclo di accordi.

Un altro aspetto che dà la possibilità di caratterizzare la traccia come avanguardia poiché nel testo è intrinseca una critica, seppur in modo molto ermetico, alla società contemporanea.

5 – Seamus:

Dopo l’atmosfera vacanziera suggerita da San Tropez i Pink Floyd decidono di cimentarsi in qualcosa di molto originale, che restituisce freschezza all’album. La traccia si chiama in questo modo perché Seamus era il nome di un “membro aggiunto” della band, precisamente del cane i cui ululati si uniscono alla mirabile jam Blues in cui risaltano la chitarra acustica di Gilmour e un’eccellente piano di Wright.

L’esperimento fu anche ripetuto nel Live At Pompeii dando vita ad una versione molto alterata della originale Seamus denominata Mademoiselle Nobs.

6 – Echoes:

Questa volta i Pink Floyd decidono che la suite ricoprirà l’intero lato B del vinile venendo per ultima nell’ordine. Per la complessità di questa Opera sarebbe possibile scrivere davvero molto a riguardo.

Si potrebbe iniziare dagli aspetti legati alla composizione dicendo che la canzone è composta di parti separate composte in modo separato dai singoli artisti e poi assemblate in modo superbo, ogni strumento in questo modo sembra avere la sua parte supportato in modo brillante dagli altri. Il titolo è qualcosa che deriva dalla sua introduzione, una nota di SI in delay che richiama alla memoria l’eco di un sonar.

Trattando della canzone in sé è possibile dividerla in due macro-sezioni (come originariamente volevano fare i Floyd chiamandole “The Son of Nothing”  “Return of the Son of Nothing”) come è anche stato fatto nel Live At Pompeii.

The Son of Nothing:

La traccia inizia con un elegante climax partendo dal SI del piano di Wright a cui pian piano si aggregheranno gli altri strumenti, in ordine la chitarra di Gilmour ed il basso di Waters e la batteria di Mason. A questo punto con il moltiplicarsi degli echi uditi sembra di trovarsi di fronte alle divisioni meiotiche di un ovulo fecondato e pronto a dare al mondo un’individuo, la Composizione prende vita. All’arrivo del cantato (di Wright e Gilmour) la canzone sembra produrre una vera e propria primavera di sonorità, inizia ad agitarsi e a danzare nei padiglioni uditivi e nella mente dell’ascoltatore supportata da un impeccabile assolo di Gilmour (diverso nella versione di Pompei e in quella presente in Meddle). Le percussioni e le tastiere permanenti nella parte successiva sembrano quasi dare l’idea di questa creatura magnifica e dell’agitazione che provoca ad un ascoltatore in grado di apprezzare, il ritmo sembra quasi scandire il battito accelerato del cuore di chi scopre l’amore di tutta una vita.

Return of the Son of Nothing:

La splendida creatura partorita dai Pink Floyd, però al culmine della propria danza, ha bisogno di prendere fiato. Ecco che utilizzando la chitarra di Gilmour come tramite si fa largo un’atmosfera pacifica, marina, con dei gabbiani che si possono sentire in lontanaza. Ecco che allora si percepisce di nuovo quell’eco che assieme a Mason e Waters fa risalire il ritmo della canzone, lentamente. Ecco che la creatura dopo aver riposato al suolo si rimette in piedi e torna a danzare con vigore rinnovato e doppio del precedente, ecco ritornare il coro di Gilmour e Wright che dà inizio ad una parte ancora più agitata della precedente per poi concludersi in un climax discendente con un coro dalla scelta molto fine da parte del gruppo, un coro che segue la Scala Shepard, la creatura dei Pink Floyd a questo punto svanisce e così come era svanita lascia un suono di echi.

Echoes dei Pink Floyd si distingue quindi non solo da un punto di vista compositivo come dimostrazione di grande tecnica sia collettiva che individuale ma anche per il profondo significato che riesce a trasmettere sia tramite scelte melodiche che il proprio testo. La Canzone inizia in modo flebile, sembra porsi e fare in modo che l’ascoltatore si ponga delle domande sulla genesi e sulla vita, come in parte anche le tracce precedenti dell’album nei loro vari collegamenti, la canzone inizia a diventare più forte a convincere che la vita sia qualcosa di ciclico per cui si nasce e si muore, questa interpretazione è anche supportata  dall’utilizzo della Scala Shepard che presuppone la partenza da una tonalità ed il ritorno a quella tonalità. Anche l’atmosfera marina donata all’Opera dai gabbiani nella fase del primo climax discendente e dall’eco che ricorda il sonar di un sommergibile dà molto a pensare all’acqua, simbolo della vita.

VALUTAZIONI FINALI:

Meddle rappresenta l’addio dei Pink Floyd alle sonorità prettamente psichedeliche e lo fa in modo concreto e solido, portando avanti il tema di domande profonde che ogni essere umano si pone, il tema delle insicurezze, i momenti di debolezza in cui non si ha la forza per essere solidi come lo si era all’inizio e dei momenti di rinascita. Per queste ragioni oltre a quelle tecniche l’album sembra essere la summa di tutta l’esperienza psichedelica dei Pink Floyd, segna l’addio con la figura di Syd Barrett e l’inizio della “direzione Waters”.

A cura di Antonello Luongo

Tesine di filosofia. (Inizio pubblicazione dal 15 aprile)

La classe si avvicina al fatidico esame di stato ed inizia quindi già a prepararsi a questo con la scelta di un argomento legato alla filosofia da trattare nelle forme più ampie. Ecco l’elenco completo degli argomenti scelti dai ragazzi:

AMICO: Junger  “Il trattato del ribelle”
CAMMAROTA: John Cage e lo zen occidentale
CAPPIELLO: Biotecnologia e bioetica
CEFALO: Pirandello “Il quaderno di Serafino Gubbio Operatore”
COLANGELO CLAUDIA: Piaget
COLANGELO GIULIA: Marx
COLASURDO ROSSELLA: Monod “Il caso e la necessità”
DI LEO: Giordano “La solitudine dei numeri primi”
GALA:  Levi Strauss
GAMBINO: /
GULIELMI: Realtà virtuali
LUONGO: Ellenberger “La scoperta dell’inconscio”
MIGLIONICO: Khandinsky “Linea, punto e superficie”
PALAZZO: Foucaul “Storia della follia”
PINTO: La fisica dell’impossibile.
ROMANIELLO: Chomsky “La grammatica generativa”
ROMANO: La cultura positivista
ROSA: Odifreddi “La matematica del ‘900”
SMALDONE: La teoria della probalità
VENTURINI: Le nuove religioni del ‘900
VIGNOLA: Keourac “On the road” e il tema del viaggio