UNA PERSONALE VISIONE DELLA SCIENZA DEL FUTURO

C’era una volta, nel lontano 2013, il genere umano e la sua scienza che credeva di poter spiegare tutte le possibili manifestazioni della realtà, ogni sua sfumatura, ogni sua irrazionalità e non solo, credeva anche di poter oltrepassare quella realtà, indagando altre inarrivabili dimensioni! Alcuni invece pensavano che anche una volta che tutte le domande della scienza avranno avuto risposta, i problemi vitali dell’uomo non saranno neppur toccati, accarezzando così uno scetticismo totale! Quella scienza era ancora giovane, nata, nella sua forma più primitiva, qualche migliaio di anni prima in Grecia sotto il nome di filosofia, con uomini che, scrutando il cielo, già intravedevano nella natura un romanzo in caratteri matematici! Poi, intorno al ‘600, quel sapere ancora incerto e insicuro iniziò ad affermare e legittimare la propria validità ed esistenza, venendosi a configurare come sapere certo perché basato sulla verifica sperimentale. Molti stravolgimenti ha conosciuto, molti paradigmi sono stati modificati e molti momenti difficili ha dovuto superare. Il positivismo, che aveva esaltato la scienza come unica fonte di conoscenza e di progresso per l’uomo, venne criticato da un lato per l’impossibilità della stessa di spiegare l’originalità degli esseri viventi e del suo aspetto “spirituale” e dall’altro per le enormi catastrofi che la sua applicazione tecnica hanno provocato, ben lungi dal migliorare le condizioni umane.
Oggi, 23 dicembre 2823, la scienza, avendo raggiunto una tale consapevolezza di se stessa, può definitivamente riconoscere le sue reali finalità e i suoi limiti invalicabili. Einstein disse che l’unica cosa che davvero gli importava era “conoscere la mente di Dio”: la scienza non può farlo; ebbene sì, siamo giunti a concepire un modello che spiega perfettamente la nascita dell’universo, le varie forme di materia ed energia; siamo riusciti a guardare oltre l’era di Planck, a unificare le quattro forze, a metterci in contatto con altre forme di vita evolute; eppure la “mente di Dio” ci sfugge e credo ci sfuggirà sempre perché non riusciamo a spiegare il perché la realtà debba rispondere ai nostri modelli, perché l’universo è strutturato secondo questi schemi. La scienza spiega e prevede ogni fenomeno in una maniera assolutamente esatta e precisa, e in quest’ottica raggiunge la verità e si prefigura come l’unico strumento di conoscenza pura dell’essere umano, essa però non può rispondere alle domande di senso, interrogativi che l’uomo naturalmente si pone. Ecco un altro aspetto molto rilevante che traspare da questa analisi critica: i limiti della scienza coincidono con i limiti dell’uomo; tutto ciò che l’uomo può dire di conoscere con sicurezza infatti deriva dalla scienza; e se la scienza non può indagare sconosciute questioni è perché l’uomo stesso non può.
Cosa dice invece la scienza sull’uomo e sulle sue inquietudini più assolute? L’aspettativa media di vita ora sfiora i 150 anni e l’esistenza umana è radicalmente cambiata, eppure non si riesce ancora a comprendere come si formi il pensiero e il mistero della morte non è mai stato più intricato! La scienza è per sua stessa natura impossibilitata a sciogliere i più profondi dubbi umani, quelli che riguardano le passioni, gli impulsi irrazionali, lo scorrere del tempo, la morale, l’aldilà.  Nonostante i grandi meriti di psicologia e sociologia, la sfera umana trascende gli orizzonti scientifici.
L’ultimo elemento topico che non si può tralasciare in una trattazione sulla scienza riguarda l’impatto che essa ha sulla vita dell’uomo, la sua applicazione tecnica in sostanza. La scienza, più di ogni altro fattore, modifica le dinamiche economiche e sociali della Terra; ogni grande innovazione tecnica infatti trasforma estremamente l’uomo e le sue abitudini; molto spesso questi cambiamenti sono dettati da logiche politiche ed economiche, da giochi di potere, per questo il monopolio della ricerca e della scienza è oggetto di aspre lotte; in questa prospettiva è necessario che ai ricercatori sia garantita l’autonomia e la libertà, e che sia rispettato la più nobile e naturale meta della scienza, il miglioramento delle condizioni dell’umanità intera, sempre e comunque nel rispetto dell’essere umano e dell’etica, ecco l’unico vero progresso. Abbiamo prodotto armi micidiali, clonato qualsiasi cosa, manipolato il DNA, la vita, creato l’intelligenza artificiale ma non siamo ancora riusciti a raggiungere l’uguaglianza tra tutti gli umani, ecco l’obiettivo primo degli uomini di scienza.
Il genere umano è ancora qui, tra ingiustizie ataviche e problemi di fondo, a ricercare qualcosa di inafferrabile e irraggiungibile, la sua essenza. La scienza non può risolvere un tale enigma, non può condurre all’onnicomprensività, e ogni sforzo in questo senso sarebbe vano, essa però, con l’infinitesimo slancio di ogni uomo assetato di sapere, si configura come la più potente espressione dell’umanità, capace di comprendere il mondo circostante per viverci in sintonia, capace di assicurarci la sopravvivenza, capace potenzialmente di rendere possibile l’utopia di un mondo giusto. La scienza percorre da sempre il sentiero più impervio, verso la cima più alta possibile, la scienza raccoglie le sfide più importanti del genere umano.

A cura di Lorenzo Pinto

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