IL NOUMENO TRA LA STORIA DELLA FILOSOFIA E LE VISIONI DI UN ADOLESCENTE

La questione è scottante e intricata e in gioco vi è la partita più importante e affascinante dell’uomo: cosa e come può conoscere davvero se stesso e l’universo? Poco importa se una qualche forma divina lo abbia creato o se sia il frutto di una cieca causalità; l’uomo; o meglio la sua essenza è il conoscere, l’indagare, lo svelare il labirinto sfruttando le sue immense capacità e comprendendo i suoi limiti strutturali. “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e CANOSCENZA”: i celebri versi di Dante sintetizzano perfettamente questa “celeste” possibilità e potrebbero accendere quella nobile scintilla che, più o meno nel profondo, è in ognuno di noi.
La filosofia è stata la prima a cogliere la natura umana e a sviluppare fecondamente problematiche su problematiche da cui le varie scienze si sono evolute. Si potrebbe immaginare la conoscenza umana come un fiume (la filosofia) da cui dipartono diversi affluenti (le varie scienze, fisica, psicologia, biologia ecc.) sempre più potenti e utili che hanno comunque bisogno di attingere dalla sorgente, la sorgente del pensiero. La parte più sostanziale della filosofia quindi, risiede nella gnoseologia, la teoria della conoscenza che si occupa dei fondamenti, delle possibilità, della validità e dei limiti della conoscenza. Le pretese dell’uomo di superare le colonne d’Ercole passano da qui.
Il concetto di “noumeno” elaborato da Kant ha prodotto una dialettica e una disputa fondamentale per la storia della filosofia, da cui poter comprendere sia le concezioni precedenti che gli sviluppi successivi. Il filosofo tedesco, ribaltando i rapporti tra soggetto e oggetto, ponendo il primo al centro con il secondo che si modella sulle forme del soggetto, ha comportato la distinzione tra due dimensioni: il noumeno, dal greco “noumenom”, “realtà pensabile” è l’idea, il concetto di una cosa in sé, la realtà considerata indipendentemente dal soggetto pensante; la dimensione fenomenica invece è la realtà che ci appare tramite le nostre strutture mentali a priori (spazio, tempo e categorie), una realtà che in qualche modo si fonda su quella noumenica.
Il noumeno è un limite invalicabile del soggetto in quanto esso non ha dati esperienziali su cui operare, rendendo inutili le categorie. Noumeno, di conseguenza, che può essere solo pensato (e non conosciuto), ed è continuamente pensato da una ragione mai paga del mondo fenomenico e sempre alla ricerca dell’assoluto e dell’onnicomprensività. Kant è assolutamente consapevole che gli uomini possiodano un bisogno costitutivo di elevarsi al mondo noumenico (libero e indeterminato) a discapito di una realtà fenomenica meccanica, necessaria e determinata, per questo nelle altre due Critiche, tramite la morale e il sentimento, ammette l’uomo stesso alla dimensione privilegiata del noumeno.
Il cardine del kantismo si fonda però sulla non scientificità di tutte le nostre congetture e ipotesi sul noumeno e sull’esistenza di una non specificata realtà esterna al soggetto da cui deriva il materiale sensibile. Tuttavia, come si è cercato di chiarire, la filosofia è un turbinio incessante, per questo il “mistero” del noumeno lasciato da Kant ha originato, nello stimolante e multiforme clima romantico, una discussione così produttiva da sfociare nell’idealismo. I romantici, infrangendo i vietati confini della cosa in sé, hanno trasformato le esigenze umane di anima, mondo e Dio in realtà. Tutto ciò scaturisce da una tensione incontenibile di comprendere l’infinito; gli idealisti, soprattutto Fichte, aboliscono la cosa in sé e considerano la dimensione umana (“spirito”) attività conoscitiva e pratica e libertà creatrice: lo spirito crea la realtà (l’uomo è la ragion d’essere dell’universo) e la natura esiste non come realtà a sé stante ma come momento dialettico necessario della vita dello spirito (quest’ultimo per essere tale ha bisogno della sua antitesi vivente, l’oggetto o la natura). Ecco che l’uomo viene a coincidere con l’Assoluto, con l’Infinito e quindi con Dio; esso è il polo dialettico, solo nell’interiorità può trovare la sua infinità e il suo limite (l’oggetto) , un concetto che potrebbe sembrare paradossale e che porta, quasi “magicamente”, allo “smaterializzarsi“ della realtà esterna all’Io.
Qui risiede lo snodo fondamentale dell’intera gnoseologia: dogmatismo o idealismo? E’ la cosa in sé, la natura, l‘oggetto ad essere causa dello spirito oppure è necessario partire dal soggetto per poi spiegare su questa base la cosa? L’ontologia classica ha trovato un punto fermo esterno all’io, dall’essere di Parmenide al mondo delle idee di Platone alla sostanza di Aristotele che, rivalutando l’esperienza, ha caratterizzato la gnoseologia fino al ‘700. Nella storia della filosofia poi ha fatto irruzione il Dio ebraico-cristiano, un Ente esistente fuori dall’universo. Sulla scia del dogmatismo e del realismo si pone anche il panteismo naturalistico (Dio è la natura) sviluppato da Bruno, Galilei e Spinoza basato sul determinismo e sulla necessità dell’ordine naturale e che è anche il punto di vista della scienza moderna (Einstein affermò che se la scienza ha un Dio, questo non può che essere spinoziano). Cartesio e Kant (con molte differenze) riconoscono che il perno stabile della realtà risiede nella centralità del soggetto, ammettendo la consistenza della realtà esterna. Gli idealisti, differentemente, fanno derivare tutto dal soggetto, un soggetto che, per Hegel, risulta divenire continuo, prodotto della sua evoluzione culturale. Successivamente il dibattito gnoseologico si è trasferito in ambito epistemologico, dando luogo al positivismo e alle filosofie analitiche. Profondamente diverso poi è stato lo sviluppo di un altro filone filosofico che fa dell’uomo e delle sue problematiche il centro della speculazione, l’esistenzialismo.
Tracciare un’esauriente analisi delle diverse risposte della filosofia ai quesiti dell’essere umano risulta pressoché impossibile, l’aspetto più importante da rimarcare però è la capacità dell’uomo di proporsi sempre nuove sfide, il suo Streben verso l’impossibile. Alcuni hanno cercato un ordine confortante, altri un movimento eterno, altri ancora si sono trovati di fronte ad uno scetticismo o ad un nichilismo assoluto; c’è chi vede nell’uomo un essere infinito e potenzialmente sapiente, c’è chi invece è convinto della sua limitatezza essenziale. A Kant si deve il merito di aver dato, con il concetto di noumeno, uno slancio sostanziale alla storia del pensiero.
La prospettiva di un giovane inesperto e inquieto, costernato da una miriade di dubbi e pochissime certezze si fonda su una visione relativamente pessimistica dell’uomo, un atomo che dura un istante e poi scompare per sempre nell’infinità dell’universo, una creatura assolutamente finita, imperfetta, egoista, violenta e infelice, limitata dal tempo, dalla società e dal suo essere un enigma a se stesso, intrappolato nell’antinomia di desiderare continuamente verità e felicità e di ottenere solamente fallimenti (quanto sono care a un giovane le tematiche esistenziali!). La grandezza dell’uomo è però riconosciuta, e vive proprio nel suo sforzo di conoscenza della cosa in sé; a tal proposito credo che le uniche possibilità d’accesso a una simile realtà siano extra-scientifiche, risiedano nell’armonia di una poesia, nelle proporzioni matematiche di un componimento musicale, nella perfezione formale di un’opera d’arte e nell’amore (Leopardi scrisse “Né cor fu mai più saggio che percosso d’amor”). Ecco perché il romanticismo non smetterà mai di affascinare. Tutto ciò rappresenta il substrato fondamentale della ricerca, una ricerca che, nonostante le crisi, i problemi e le difficoltà deve essere condotta in ambiti scientifici, lo strumento d’indagine più potente e sicuro in possesso dell’umanità: la fisica con il suo intento di unificare le quattro forze fondamentali e di chiarire i meccanismi dell’universo avrà un misero uomo in più su cui contare. Ecco a cosa si giunge riflettendo sul noumeno: non è forse immenso Immanuel Kant?!?

A cura di uno studente anonimo della classe.

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