Una trasferta per la vita

Siamo una squadra e da squadra ci muoviamo come un unico organismo, non come la somma dei singoli.

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Si vede già dal mattino: tutti puntuali all’appuntamento con il pullman che ci porterà a Rionero, alla finale del “Certamen Fortunatianum”. Siamo pronti a conquistare la città del Vulture e anche a fare nuove amicizie, accettando nuovi confronti.

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Non è la prima volta che facciamo qualcosa insieme fuori dalla scuola, qualcosa che coinvolge profondamente  la nostra capacità di agire nel campo della cultura.  Ma questa volta è diverso, pensiamo che la presentazione multimediale che abbiamo prodotto per partecipare al concorso valga qualcosa.

Ci accorgeremo (con dispiacere) che non sarà così, non vinceremo alcun premio. Ma proprio in quel momento impareremo una cosa nuova: saper perdere. E’ in questo che una squadra cresce, nella lealtà del confronto.

Dunque, è andata così. E non ci possiamo lamentare. Non siamo tra i vincitori, abbiamo “perso”, ma in fondo abbiamo vinto tantissimo. Cosa? La conoscenza reciproca. La scuola, la classe, molte volte chiude in uno spazio angusto la crescita individuale e collettiva, il confronto esterno apre. Se di trasferta si può parlare, si tratta di una trasferta per la vita. Quelle che vedete qui sono le nostre foto.

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