Luigi XIV il Re Sole

Luigi XIV il Re Sole (Saint-Germain-en-Laye 1638 – Versailles 1715), re di Francia (1643-1715). Figlio di Luigi XIII e di Anna d’Austria, salì al trono all’età di cinque anni. Come sovrano esercitò sul paese un potere assoluto (sintetizzato nella celebre frase ‘L’Etat c’est moi’, lo Stato sono io, che gli fu attribuita) e combatté numerose guerre per il predominio in Europa. Il suo regno, il più lungo nella storia europea (72 anni), fu caratterizzato da una grande fioritura delle arti e della cultura.
I PRIMI ANNI
Nel 1643, alla morte del padre, il giovane principe salì al trono, prima sotto la reggenza della madre, alla quale dovette la propria educazione cattolica, e in seguito del cardinale Mazzarino, che lo iniziò all’arte del governo. Gli episodi della Fronda (due ribellioni contro la Corona scoppiate fra il 1648 e il 1653) furono un chiaro monito, per il sovrano, della necessità di ripristinare l’ordine nel paese e dell’urgenza di varare nuove riforme e lo resero profondamente diffidente nei confronti della nobiltà. Dopo la pace dei Pirenei (1659), nel 1660 Luigi sposò l’infanta Maria Teresa, sua cugina, figlia di Filippo IV di Spagna.
Alla morte di Mazzarino (1661), il sovrano si rifiutò di nominare un primo ministro: decise infatti di governare da solo e scelse Jean-Baptiste Colbert come consulente finanziario, il quale sviluppò le manifatture, promosse l’esportazione e riorganizzò la flotta francese. Nonostante la giovanissima età, Luigi si dimostrò un ottimo sovrano. Creò due nuovi strumenti di potere: un corpo di diplomatici molto preparato e un esercito permanente. Dopo il 1682 si trasferì quasi definitivamente nella splendida reggia di Versailles, nei pressi di Parigi, che divenne celebre per la lussuosa vita di corte.
ANNI DI GRANDI GUERRE
In politica estera il Re Sole ebbe un unico grande obiettivo: affermare la potenza francese, consolidando le frontiere e ostacolando il potere degli Asburgo, che in passato avevano minacciato la Francia su due fronti attraverso il controllo della Spagna e della Germania. Nelle quattro guerre che combatté, Luigi seppe essere anche un valido comandante militare. Nel 1667, rivendicando i diritti di sua moglie (jus devolutionis) sui Paesi Bassi, condusse la guerra di devoluzione. I successi riportati dai francesi spinsero Inghilterra, Olanda e Svezia a unirsi contro la Francia e a trovare un accordo con la pace di Aquisgrana (1668). Nel 1672 Luigi spedì un’armata contro l’Olanda: per sei anni olandesi, spagnoli e austriaci, uniti in una grande coalizione, resistettero agli attacchi francesi. Con i trattati firmati a Nimega (1678) Luigi ottenne dagli spagnoli la Franca Contea e si appropriò di numerose fortezze nelle Fiandre.
Mentre le sue truppe combattevano contro i protestanti olandesi, vietò la libertà di culto agli ugonotti (i protestanti francesi) e rafforzò il controllo sul clero cattolico. Nel 1685, determinato nel voler costringere gli ugonotti alla conversione, revocò la carta delle libertà, l’editto di Nantes, esiliando oltre 200.000 persone e scatenando la rivolta dei camisards. Sebbene approvata dai sudditi cattolici, la revoca dell’editto di Nantes scatenò l’opposizione dei protestanti di tutta Europa.
Dopo la morte della regina Maria Teresa, nel 1683, Luigi aveva sposato in segreto Françoise d’Aubigné, conosciuta come Madame de Maintenon, con l’accordo che i suoi figli non avrebbero avuto alcun diritto al trono. Nel 1688 spedì un’armata in Renania rivendicando il Palatinato per la cognata Elisabetta Carlotta di Baviera e dando così inizio alla guerra della Lega di Augusta (1688-1697), che portò alla luce la debolezza dell’esercito francese. Nonostante la vittoria in Renania, la pace di Rijswijk (1697) segnò l’inizio del tramonto della monarchia francese.
L’ultima impresa militare di Luigi XIV fu la guerra di successione spagnola (1701-1714), scoppiata quando al trono di Spagna ascese il nipote di Luigi, Filippo.
LA GUERRA DI SUCCESSIONE SPAGNOLA
Il 1 novembre del 1700, Carlo II, ultimo Asburgo del ramo spagnolo, muore senza eredi diretti. Già due anni prima le maggiori potenze interessate avevano tentato di dirimere la questione della successione fra i vari pretendenti, indicando come futuro re di Spagna il figlio del principe elettore di Baviera, Giuseppe Ferdinando, la cui nonna paterna era sorella del sovrano spagnolo. In questo modo si voleva scongiurare la possibilità che l’eredità andasse ad altri due discendenti indiretti di quella dinastia, Luigi XIV di Francia o l’imperatore Leopoldo I d’Asburgo, che succedendo al trono di Spagna, avrebbero entrambi alterato l’equilibrio europeo. Nell’accordo, peraltro, erano previsti importanti compensi territoriali per quei due monarchi. Nel 1699 però la morte del giovanissimo principe bavarese porta le maggiori potenze a stipulare un nuovo trattato in favore del secondogenito dell’imperatore, Carlo d’Asburgo, al quale andrebbero la Spagna e le colonie d’America, mentre il delfino di Francia avrebbe dovuto ricevere Napoli, la Sicilia e il Ducato di Lorena, e il duca di Lorena il Ducato di Milano. Questa vera e propria spartizione è concordata senza la partecipazione di Carlo II, che, facendo proprie le idee del “partito” fautore dell’integrità spagnola, un mese prima di morire, nomina erede il duca d’Angiò, Filippo di Borbone, nipote di Luigi XIV, a condizione che rinunzi per sé e per i suoi successori ai diritti sulla corona francese. Il re Sole decide di disattendere l’accordo precedentemente stipulato e di accettare per il nipote la successione. Alcune iniziative politiche e militari, prese immediatamente dopo, rivelano la sua intenzione di interferire negli affari spagnoli: truppe francesi sono inviate a Mantova e nei Paesi Bassi, Filippo d’Angiò si circonda di consiglieri francesi e concede a compagnie commerciali francesi privilegi e vantaggi negli scambi con le colonie americane. La Gran Bretagna e l’Olanda si alleano con l’imperatore Leopoldo I per impedire che sotto il re di Francia si crei una nuova “monarchia universale”. Si uniscono alla Grande Alleanza vari principi tedeschi, fra cui l’elettore di Brandeburgo, premiato nel 1701 con il titolo di re di Prussia. Il duca di Savoia, in un primo tempo alleato della Francia, passa nel 1703 nel campo avversario, ottenendo la promessa del Monferrato; lo stesso cambiamento di campo viene compiuto dal re del Portogallo, che con l’accordo Methuen-Alegrete sottoscrive un trattato commerciale con la Gran Bretagna molto favorevole a questa potenza, a danno degli spagnoli e dei francesi. La guerra di successione spagnola mobilita eserciti più numerosi di ogni altro conflitto del secolo precedente: circa 600.000 uomini sono impegnati sui fronti principali. Dopo alcuni successi iniziali della Francia, le operazioni condotte su diversi fronti volgono in favore della Grande Alleanza che può contare sulla superiorità marittima anglo-olandese e sulle risorse finanziarie di Londra e di Amsterdam. Le grandi capacità militari di Eugenio di Savoia e di John Churchill duca di Marlborough risultano determinanti nell’importante vittoria conseguita dalle armate dell’Alleanza a Blenheim, in Baviera, nell’agosto 1704. Nel frattempo, le truppe francesi invadono il Piemonte e assediano Torino: nel 1706 subiscono però una pesante sconfitta da parte dell’esercito di Eugenio di Savoia che prende possesso di Milano a nome dell’arciduca Carlo, proclamatosi a Barcellona l’anno prima – sull’onda del movimento separatista catalano -Carlo III re di Spagna. Il duca di Marlborough avanza nel frattempo nelle Fiandre, sconfiggendo i francesi a Ramillies. Alla presa di Gibilterra (1704) fa seguito l’occupazione da parte della flotta inglese di Minorca e della Sardegna (1708), mentre un altro esercito imperiale occupa nel 1707 Napoli. Nel 1708 le truppe anglo-imperiali entrano nel territorio francese espugnando Lille e arrivando a minacciare Parigi.
LE CONDIZIONI DI PACE Nell’inverno del 1709 un’eccezionale gelata distrugge i raccolti francesi e provoca una gravissima crisi demografica, economica e finanziaria. Luigi XIV chiede ufficiosamente la pace. Le condizioni imposte dagli alleati sono così umilianti (tra queste, la richiesta dell’impegno da parte del re di Francia di allontanare anche con le armi – suo nipote da Madrid) da costringerlo a chiedere al paese un ulteriore sforzo per continuare la guerra. Nel settembre 1709 il maresciallo Villers ferma l’avanzata degli alleati a Malplaquet; anche i tentativi di insediare Carlo III sul trono spagnolo falliscono perché Filippo V riesce a unire la sua causa a quella dell’indipendenza nazionale. Nel 1710, intanto, cade a Londra il ministero whig, sostituito da un governo tory, più sensibile alle proteste dei proprietari terrieri contro il peso delle tasse per la guerra. Nel 1711 la prematura scomparsa del nuovo imperatore Giuseppe I, fratello di Carlo, apre il problema della successione agli stati ereditari austriaci e alla dignità imperiale e minaccia di sconvolgere, in caso di riconoscimento di Carlo anche come re di Spagna, l’equilibrio europeo. La Grande Alleanza si scioglie e i dissensi fra gli ex alleati portano a due trattati di pace separati: quello di Utrecht, concluso nel 1713 dalla Francia con la Gran Bretagna e l’Olanda, e quello di Rastatt, l’anno dopo, con la monarchia austriaca. Il primo prevede la cessione di gran parte del Canada agli inglesi, che ottengono nel Mediterraneo Gibilterra e Minorca, oltre al riconoscimento dell’asiento, il contratto per la fornitura di schiavi africani nelle colonie spagnole; il secondo porta i Paesi Bassi ex spagnoli, nonché il Ducato di Milano e i regni di Napoli e di Sardegna sotto il dominio austriaco. UN GRANDE MECENATE Oltre alle glorie militari, Luigi XIV volle acquistare alla Francia meriti anche nel campo delle arti. Commedie di Molière e Racine furono rappresentate a corte, quadri dei maestri francesi decoravano le pareti dei palazzi reali e la musica di Jean-Baptiste Lully intratteneva gli ospiti del sovrano. La reggia di Versailles fu il palcoscenico ideale per la sua corte sontuosa.
Sotto il suo regno furono fondate l’Accademia di pittura e scultura (1655), l’Accademia delle scienze (1666), l’Accademia di architettura (1671) e nel 1680 la Comédie Française. Per volontà del sovrano Parigi fu teatro di grandi opere architettoniche e urbanistiche: le mura medievali furono abbattute, fu costruito l’Hôtel des Invalides per i veterani, fu progettato il grande viale degli Champs-Elysées e fu ristrutturata la cattedrale di Notre-Dame.
Durante il lunghissimo regno del Re Sole la Francia si impose come modello politico e burocratico per l’Europa assolutista del XVIII secolo.
La Reggia di Versailles La reggia di Versailles (in francese château de Versailles) è un’antica residenza reale. La città di Versailles, nata dalla scelta di questo luogo da parte del giovane Luigi XIV per allontanarsi dalla capitale e dai suoi cittadini, temuti e considerati difficili da tenere sotto controllo, dopo l’episodio della Fronda, costituisce oggi un comune autonomo situato nell’attuale dipartimentodelle Yvelines, in Francia. LA STORIA DELLA REGGIA All’inizio versailles era solo un casino di caccia del Re Luigi XIII che aveva acquisito la tenuta da un certo Albert de Gondi nativo di Firenze, divenuto poi maresciallo di Francia col nome di Duc de Retz. All’inizio, era il 1623, era solo una casa di mattoni e pietra sormontata da un tetto d’ardesia in cima ad una collina.
Luigi XIII, grande amante della caccia, decise di trasformare e ampliare il primo castello, tra il 1631 e 1634 e ne affidò l’incarico a Philibert Le Roy che procedette con la ricostruzione dell’edificio preesistente, con l’aggiunta di ali e di quatto nuovi padiglioni. Luigi XIII decide di riscattare il campo di Versailles e di procedere con un ulteriore ampliamento dell’edificio, ma la sua prematura morte impedirà la realizzazione di questo progetto.
Il figlio di Luigi XIII, Luigi XIV, il Re Sole, si era nel frattempo invaghito del posto che aveva visitato per la prima volta all’età di 13 anni e, decise di realizzare quella che in seguito sarebbe diventata la sua dimora stabile al posto del Louvre. Stanziò ben 1.100.000 lire dell’epoca, equivalenti a circa 14 milioni di Euro attuali e incaricò Louis Le Vau della ricostruzione gli edifici, Charles Errard e Noel Coypel della decorazione degli appartamenti e André Le Notre della realizzazione dell’Orangerie (le serre) e della Ménagerie (l’uccelliera).
L’idea di erigere uno dei palazzi più straordinari d’Europa non era ben visto in quanto il luogo, di per sè, era brullo e non adatto ad ospitare una residenza reale, ma questo ovviamente non fermò Luigi XiV. La prima festa data alla reggia, che durò ben una settimana, dal 7 al al 14 maggio del 1664 (I piaceri dell’isola incantata) fu anche l’occasione per mostrare agli scettici ciò che di grandioso si stava realizzando.
Tra il 1664 e il 1666 il Re decise di rendere Versailles molto più accogliente in modo da potervi passare diversi giorni con il suo Consiglio. La scelta fu dovuta più a motivi finanziari, e comunque la superficie fu ulteriormente ampliata fino a triplicarsi e la decorazione fu lussuosissima, tutta basata sulla rappresentazione del Sole, onnipresente a Versailles.
I giardini, molto apprezzati dal re, furono ulteriormente ampliati e ornati con diverse sculture di Girardon e di Le Hongre. Nel 1667 fu realizzato il Gran canal dove, a volte, si svolgevano rappresentazioni di battaglie navali. Il problema dell’acqua era veramente un grande problema perchè far funzionare i giochi d’acqua delle fontane era praticamente impossibile senza una grande pressione.
Luigi XIV chiese quindi di costruire un sistema in grado di prelevare l’acqua dalla Senna e farla salire fino a Versailles per alimentare i giochi d’acqua. Del progetto furono incaricati gli ingegneri italiani Francine, che furono gli “Intendenti delle acque e delle fontane di Francia” fino al 1784.
Fu realizzata, quindi, una colossale macchina chiamata “Macchina di Marly” che, su tre differenti livelli, aveva 250 pompe azionate dalla corrente della Senna e realizzate per la maggior parte in legno. Il materiale usato fu di una quantità incredibile: centomila tonnellate di legno, ottocentocinquanta tonnellate di piombo, uguale quantità di acciaio e diciassetemila tonnellate di ferro.
L’acqua veniva sollevata fino a 163 metri rispetto al livello della Senna attraverso tre condotte successive passando per due serbatoi intermedi ad altezze di 48 e 99 metri rispetto al punto di prelievo. La portata era compreso tra i 1500 e i 1800 m³/giorno. Poi, attraverso una condotto a arrivava fino a Versailles. la macchina era molto rumorosa tanto che, ben presto, la zona circostante divenne disabitata; la manutenzione era inoltre costosissima e impegnativa in quanto le parti lignee necessitavano di una revisione continua.
La macchia funzionò perfettamente fino alla rivoluzione quando la manutenzione fu sospesa. le parti lignee si deteriorarono rapidamente e la macchina cessò di funzionare; fu smontata definitivamente nel 1817.
Attualmente l’approvvigionamento dell’acqua necessaria a far funzionare le fontane di Versailles avviene grazie a delle potenti pompe elettriche. Tra il 1668 e il 1670 le Vau intraprese la costruzione dell’Enveloppe, un secondo edificio che circondava il primo castello: L’appartamento del Re e quello della Regina furono edificati simmetricamente, uno di fronte all’altro, di fronte ai giardini e tra i due, una vasta terrazza. Alla morte di Le Vau (ottobre 1670), Colbert affidò all’architetto François d’Orbay l’incarico di proseguire i lavori.
Il nuovo castello che si realizzò non sostituì il precedente, ma convisse col vecchio castello. Era un palazzo di concezione Italiana, tutto in pietra. Nel 1670 Luigi XIV decise di far demolire il vecchio villaggio di Trianon situato a nor ovest del parco e di far edificare al suo posto un edificio dove potersi isolare dalla Corte. Fu realizzato quindi il Trianon, detto anche Trianon di Porcelaine perchè le pareti erano rivestite di porcellana di Delft.
Nel 1677 il Re decise di trasferire la sua residenza ufficiale a Versailles realizzando quindi la centralizzazione dell’amministrazione e raggruppando anche fisicamente attorno a sé i propri ministri, i loro servizi e l’intera corte. Fu quindi redatto un nuovo progetto di ampliamento di Versailles che raggiunse le attuali dimensioni. Il 6 maggio del 1682, a lavori ancora in corso, il Re Sole si trasferisce definitivamente a Versailles che diventa così la sua residenza ufficiale. La corte di Versailles fu per tutte le corti d’Europa una testimonianza della potenza della Francia e di Luigi XIV e divenne ben presto un modello da imitare. Nel 1687, stanco del Trianon, Luigi XIV fece costruire nello stesso luogo un piccolo palazzo di marmo e porfido con dei giardini, il Grand Trianon, come è tutt’oggi.
Il primo settembre del 1715, all’età di 77 anni, il Re Sole muore dopo aver regnato sulla Francia per 72 anni e mettendo fine a quello che fu definito il Grande secolo di Luigi il Grande.
Dopo Luigi XIV, sotto i regni di Luigi XV e Luigi XVI si continuò con ampliamenti, ristrutturazioni e restauri, ma Versailles non fu più la stessa; era finito il periodo d’oro per Versailles anche perché non era amata come quanto lo fu dal e Sole.
Il Piccolo Trianon venne fatto costruire da Luigi XV, figlio del Re Sole, per incontrare segretamente la sua concubina favorita, Madame de Pompadour che purtroppo non vide mai la fine dei lavori.
La moglie di Luigi XVI, la Regina Maria Antonietta, nel 1783 desiderosa di fuggire alla Corte di Versailles, fece costruire nei pressi del Petit Trianon (regalatole dal marito dopo la nascita del primo erede maschio) un piccolo villaggio. Il Borgo fu così creato nello spirito di un vero villaggio normanno, con undici case sparse intorno al grande lago.
Cinque di queste furono riservate per l’uso della Regina e deii suoi ospiti: il Queen’s House, Sala Biliardo, Boudoir, Mill e rinfreschi Dairy, mentre quattro case sono state riservate per l’occupazione dei contadini. Nel 1830 il palazzo è intatto ma in completo declino. Louis-Philippe , che vuole evitare la sua distruzione , decide di trasformarla in un museo dedicato “a tutte le glorie della Francia “.
La scala dei principi:
Questa scala che ha conservato le decorazioni del XVII secolo unisce il piano terra al primo piano dell’ala sud, o ala dei principi, che ospitata alcuni membri della famiglia reale. Louis -Philippe sostituirà la volta originale con un soffitto a cassettoni.
Galleria del nord Wing:
Questa galleria che inizia nella Cappella Reale , porta alle stanze delle Crociate e a l’Opera.
Sala degli specchi:
Costruita al posto delle 2 ultime stanze del grande appartamento del Re, di una terrazza e delle 2 ultime stanze del grande appartamento della Regina, sarà costruita nel 1678 da Jules-Hardouin Mansart.
La biblioteca:
Questa antica stanza da lavoro del figlio di Luigi XV sarà utilizzata dal futuro Luigi XVI, allora Delfino, fin quando abiterà l’antico appartamento della madre.
La camera da letto:
In origine sala della Guardia di Monsieur, questa stanza sarà trasformata in anticamera nel 1693, prima di diventare la camera della Delfina nel 1747. I dessus-de-porte, dipinti da Jean Restout rappresentano Psyche che fugge dalla collera di Venere così come Psyche che implora il perdono di Venere, sono le sole vestigia delle ricche decorazioni di quest’epoca.
La stanza della Regina:
La Regina passa speso molto del suo tempo nella sua stanza, dove riceve le dame di corte la mattina al levar del sole e concede udienze private. La regina Maria Teresa e Maria Leszczinska e del Delfinato Marie -Anne di Baviera e Maria Adelaide di Savoia muore nel letto dove nasceranno gli eredi al trono.
La stanza del Re:
Questo salone centrale, che riuniva in origine l’Appartamento del Re e la Regina , si apriva sulla terrazza con tre porte che saranno sostituiti da cancelli durante la costruzione della Sala degli Specchi.
La Cappella reale:
Questo edificio costituisce la quinta Cappella costruita per il Castello. Consacrata a San Luigi, sarà los scenario delle cerimonie dell’Ordine dello Spirito Santo. In questa Cappella si svolgevano le cerimonie per le vittorie militari, le nascite dei Figli di Francia e i matrimoni dei Principi. La Capella è stata costruita da Jules Hardouin-Mansart. La qualità delle decorazioni e dell’architettura contribuiscono a fare di questa Cappella uno dei capolavori dell’arte religiosa.
Ha due livelli, Come le cappelle tradizionali Palatine, tuttavia il suo modello è d’ispirazione classica. Le decorazioni illustrano il parallelismo esistente tra Nuove e vecchio Testamento. Gli affreschi del soffitto rappresentano i tre personaggi della Santa Trinità. Al centro, La Gloria di Dio Padre realizzata da Antoine Coypel. Al centro della cupola dell’abside, la Resurrezione di Cristo realizzata da Charles de La Fosse. In cima alla tribuna reale, la Discesa dello Spirito Santo realizzata da Jean Jouvenet. Questo parallelismi si ritrova anche nei bassorilievi del coro. I dodici profeti, posti nelle alte finestre, prefigurano i dodici Apostoli, dipinte sul soffitto dellle tribune laterali. Le sculture sono opera di un’équipe formata, tra gli altri, da Guillaume et Nicolas Coustou, Le Lorrain, Thierry, Frémin, Magnier, Le Moyne, Le Pautre, e da Van Clève.
La Galleria delle Battaglie:
Sistemata da Louis-Philippe nel 1837 sull’altezza di due piani, occupa lo spazio di quattro appartamenti del primo piano dell’ala sud e di una dozzina di appartamenti di cortigiani. Luigi Filippo, che consacrerà questa Galleria alla grandiosa storia militare della Francia, farà realizzare 35 quadri riproducenti le più grandi battaglie, ottanta busti dei Principi delle casate di Francia.
Il salone della guerra:
I muri delle tre sale, che occupano per un centinaio di metri tutta la facciata ovest del Castello, sono ricoperti da marmi rari ornati da trofei in bronzo dorato e da specchi della manifattura di Saint-Gobain. I soffitti dei due saloni, dipinti da Charles Le Brun, evocano le grandi azioni del regno.
Il salone d’Ercole:
occupa lo spazio della terza cappella del castello, costruita nel 1682 e demolita nel 1710 dopo l’inaugurazione della nuova Cappella reale. Il pavimento, costruito al livello delle antiche tribune, dà direttamente accesso all’ala nord.
I giardini:
Occupano circa 800 ettari di terreno e sono in stile paesaggistico del giardino francese. Oltre alle alberature, ai prati curatissimi e alle aiuole fiorite, nel parco di Versailles si trovano le più grandi fontane che siano mai state costruite.
I Gran canal:
E’ lungo 1500 metri e largo 62 e al centro si viene a formare la cosiddetta Croix. Luigi XIV vo fece venire delle scialuppe e dei vascelli di ridotte dimensioni.
Il bacino di Apollo:
La fontana del bacino rappresenta Apollo su un carro tirato da quattro cavalli, circondato da quattro tritoni e quattro pesci fuoriuscenti dall’acqua di fronte al tramonto. le sculture sono di piombo o di bronzo.
Il Bacino di Latona:
Costruito nel 1670 esso raffigura la storia della madre di Apollo e Diana, che protegge i figli dalle ingiurie dei contadini della Licia e chiede vendetta a Giove che provvede a trasformare i contadini in rane e lucertole. Al centro del bacino si trova il gruppo marmoreo di Latona e dei suoi figli.
La fontana dell’Encelado:
Il tema si ispira alla caduta dei Titani. L’autore raffigura un gigante, realizzato in bronzo dorato, sepolto sotto i massi che lotta contro la morte.
Il Bacino del Drago:
Si trova oltre il Viale dell’Acqua, composto da ventidue gruppi di statue bronzee, rappresenta uno degli episodi del Mito di Apollo. Il drago Pitone è circondato da delfini e da putti armati di frecce. Lo zampillo principale arriva a fino a ventisette metri di altezza. Qualche cifra sul complesso La reggia di Versailles è gestita dal 1995 dall’Ente Pubblico del Museo e deiBeni culturali di Versailles, il cui presidente è Jean-Jacques Aillagon, consigliere di stato. Quest’Ente pubblico impiega 900 dipendenti, di cui 400 addetti alla sorveglianza. Accoglie 3 milioni di visitatori all’anno nella reggia e 7 milioni nel parco. Il 70% dei turisti è costituito da stranieri. La Reggia comprende tre edifici: Versailles, il Grande Trianon e il Piccolo Trianon, e molti edifici situati in città: grandi e piccole scuderie, la sala dell’Hôtel Menus-Plaisirs, le sale del gioco della pallacorda, il Grande Comune… La Reggia di Versailles conta 700 stanze, 2513 finestre, 352 camini (1252 durante l’Ancien régime), 67 scale, 483 specchi (distribuiti nella Grande Galleria, il Salone della guerra e il Salone della Pace) e 13 ettari di tetti. La superficie totale è di 67.121 m², di cui 50.000 sono aperti al pubblico. Il parco si estende per 800 ettari, di cui 300 ha di bosco e due di giardini alla francese: il Piccolo Parco, 80 ettari, e Trianon, 50 ettari. Conta 20 km di mura di cinta e 42 km di sentieri. Ci sono 372 statue. Fra i 55 bacini d’acqua, il più ampio è quello del Grande Canale, 24 ettari e 500.000 m³, e la Piscina degli Svizzeri, 180.000 m³. Si contano 600 getti d’acqua e 35 km di canalizzazioni. Un programma di riorganizzazione, il “progetto della Grande Versailles” (in francese “Grand Versailles”), è stato lanciato nel 2003. Finanziato dallo Stato per una cifra di 135 milioni di euro per i primi sette anni, si prolungherà per 17 anni e riguarderà tutto il complesso, sia quello della reggia sia quello del parco. I tre obiettivi principali sono quelli di assicurare la stabilità, proseguire i restauri e creare nuovi spazi per l’accoglienza del pubblico. Insieme allo Stato sono presenti numerosi mecenatiche finanziano i restauri. I loro contributi rappresentano il 5% delle entrate. Anche la fondazione “Amici Americani di Versailles” ha recentemente donato 4 milioni di dollari (cioè i due terzi del costo totale) per il restauro del «boschetto delle tre fontane», inaugurato nel giugno 2004, e la società Vinci finanzia quello della « Galleria degli Specchi » per un totale di 12 milioni di euro. I lavori sono stati completati il 27 giugno 2007. La reggia di Versailles, con il suo parco unico al mondo, è stata inserita nel 1979 nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

(A cura di Mario Palazzo)

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