Riflessioni su medicina e filosofia in riferimento alle figure di Ippocrate e Galeno (Antonello Luongo)

La figura del filosofo nel corso dei secoli ha subito molti cambiamenti a partire dalla materia dello studio fino ad arrivare al modo di pensare dei filosofi.
In principio il filosofo era un dotto che si occupava di tutte le scienze, infatti il termine filosofia deriva dal  greco  φιλοσοφία, composto di φιλεῖν (filèin), “amare”, e σοφία (sofìa), “sapienza”, ossia “amore per la sapienza”, ad esempio uno dei primissimi filosofi come Talete si occupava di tutto e a testimonianza di questo ci sono pervenuti alcuni teoremi matematici dello stesso e diversi aneddoti che parlano dei suoi studi in agricoltura e astronomia oltre che come tutti i suoi contemporanei la ricerca dell’ἀρχή (arché), cioè la materia prima che ha dato origine alle cose. Successivamente si sviluppano scuole che studiano cosa sono l’essere (ontologia) e la realtà e sviluppano loro concezioni sul piano dimostrativo fornendo esempi della natura, dopo questi vi sono i sofisti che fanno uniche loro materia di studio l’uomo ed il discorso, per ultima in ordine di tempo, ma non di importanza si presenta la triade di Atene composta da Socrate, Platone ed Aristolete, specialmente quest’ultimo trattò di tutte le scienze con un metodo molto preciso e sistematico, ma ancora usando come mezzo solo le dimostrazioni pratiche. Nel corso della storia l’argomento della filosofia inizia a restringersi sempre di più, ma pare chiaro che per tutta l’età classica sia stato compito dei filosofi occuparsi delle scienze e tutto ciò che riguardava la conoscenza e quindi anche della medicina.
Questa molteplicità delle materie a cui il filosofo s’interessava comporta sia aspetti positivi che aspetti negativi, se infatti il filosofo era una persona poliedrica e molto colta che poteva contare sulla conoscenza di molte materie ed in molti campi allo stesso tempo le sue conoscenze erano spesso limitate solo agli aspetti teorici e puramente legati al ragionamento. La maggior parte di queste teorie furono poi accettate dai contemporanei dei filosofi, questo ne garantì la loro fama, ma poi furono accolte come vere a priori dagli studiosi posteriori, questo ostacolò gli studi perché prima era necessario confutare le concezioni precedenti, oltre ai famosi casi di Aristotele e Tolomeo un altro esempio può essere quello di Galeno, nato a Pergamo si occupò di agricoltura, architettura, astronomia, astrologia e ovviamente filosofia. Si dedicò successivamente a trasmettere le teorie di un altro medico a lui antecedente (Ippocrate) ampliandole con propri studi sull’anatomia del corpo umano. Qeste teorie resistettero per oltre mille anni nella scienza moderna Finché Andrea Vesalio (Andrei Van Wesel) la cui formazione comprese gli studi di Galeno ne confutò alcune teorie che erano alla luce dei suoi studi palesemente non corrette.
Gli studi di Vesalio compresero soprattutto la “rete mirabile” dimostrando come Galeno abbia dato luce alle sue teorie soprattutto su osservazioni compiute su altre specie animali in cui la rete mirabile è effettivamente presente. Altri suoi studi colpirono la neurologia di Galeno che affermava che i nervi fossero cavi.
Queste concezioni mediche non solo erano basate sull’osservazione di altre specie animali, accomunandole con la specie umana ma ponevano i propri fondamenti anche nel culto religioso. Al tempo di Galeno si sosteneva che l’anima nascesse nel fegato per poi essere trasferita nel cuore grazie alla rete mirabile, ma anche Aristotele fornisce un esempio di come la religione abbia influenzato gli studi scientifici poiché per lo Stagirita la psicologia (considerata come lo studio dell’anima) era una semplice branchia della fisica.

Precedentemente era stato nominato Ippocrate, una figura che resta nonostante tutto molto importante per la scienza, egli infatti è considerato il padre della medicina poiché fu il primo degli studiosi greci a differenziare la medicina dalla filosofia e soprattutto dalla teurgia, quindi la prima volta che il nascere delle malattie non viene associato completamente agli dèi e non viene affidato a loro il compito di guarirle, fu anche il primo a dissezionare cadaveri e studiare l’anatomia e la patologia, quindi il primo ad entrare nell’ambito pratico della medicina.
Da Ippocrate fu introdotto anche per la prima volta il concetto di cartella clinica, infatti lui credeva nel bisogno di analizzare razionalmente ed a lungo termine i sintomi e l’evoluzione delle malattie del paziente, quindi un primitivo concetto di diagnosi.
Un’altra teoria molto importante è quella “degli umori” che afferma che il corpo è formato da quattro diversi umori e che il mancato equilibrio di questi porti a contrarre delle malattie, di conseguenza viene introdotto anche il concetto di una buona alimentazione per mantenere l’equilibrio tra gli umori.
Un altro aspetto molto importante degli studi di Ippocrate è il giuramento, infatti è ancora pronunciato dai nuovi medici, ovviamente con qualche modifica. Nel giuramento originale si tratta dell’etica che dev’essere seguita dal medico: Ippocrate faceva giurare di usare la medicina solo per il bene del paziente e non per procurargli del male o la morte e che ogni medico avrebbe svolto il proprio compito nel contesto delle sue possibilità.
Il giuramento resta molto attuale anche e specialmente nel suo aspetto etico. Viene soprattutto sottolineato che il servizio del medico dev’essere gratuito e libero da ogni tipo di speculazione; in un’epoca, la nostra, in cui si tende a perseguire lo spettro dell’immortalità e poche malattie sono ormai mortali, sono dell’idea che molti di questi valori morali che Ippocrate tentava di introdurre nei suoi allievi siano ormai persi nel tempo e che i medici moderni badino per la maggior parte al loro successo e alla loro condizione personale e non al paziente, che però secondo il giuramento dovrebbe essere situato in primo piano per il medico. Sembra assurdo che concetti etici perseguiti nell’antichità siano ancora distanti dall’essere acquisiti dalla mentalità moderna, ma anzi, sembrano ancora più distanti che in passato. Ancora più assurdo sembra che i notiziari quasi ogni giorno debbano parlare di morti in ospedale per degli interventi ormai divenuti banali come un parto cesario. Questo è ancora più assurdo se si pensa agli incredibili progressi compiuti dalla medicina; questa è riuscita a liberarsi da tutti i preconcetti che le sono pervenuti dall’età classica e a dotarsi di un metodo, così l’immortalità non sembra nemmeno più un miraggio, ma verrebbe da chiedersi se sarebbe opportuno vivere per sempre in un mondo apparentemente privo di etica e morale.

A cura di Antonello Luongo

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