‘’Lettera sulla felicità’’ di Epicuro (Valentina Gala)

‘’Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la ricerca della felicità’’.
Questa è la frase iniziale con cui il filosofo Epicuro imposta la lettera a Meneceo , comunemente chiamata ‘’lettera sulla felicità’’.
Il filosofo qui affronta i temi principali della sua filosofia: la ricerca della felicità, la paura della morte, la natura degli dei, la classificazione dei piaceri.
In questo scritto viene espressa tutta la dottrina etica epicurea, con cui lui cerca di porre rimedio a quelli che sono i più frequenti interrogativi umani!
Fin dall’inizio si capisce che il tema principale è appunto la ’’felicità’’ , un tema che trova ancora spazio tra le domande della nostra società, soprattutto tra noi giovani, che spesso ci domandiamo: ‘’come si fa ad essere felici? Cos è che rende felice l’uomo?’’
A queste domande Epicuro risponde e ci offre alcuni consigli, esortando sia vecchi che giovani a filosofare.
Nella prima parte di questa lettera, cerca di dare una propria definizione al concetto di divinità, che deve essere considerata come qualcosa di eterno e felice: gli dei esistono in virtù della felicità. Essi non sono come crede la gente comune, afferma, perché spesso ciò che dice sulle divinità sono giudizi falsi.
Dopo questa sua considerazione continua il discorso affrontando un altro dei temi ricorrenti tra gli esseri umani, ovvero la paura della morte.
Per allontanare questa paura lui utilizza la frase :’’quando si vive la morte non c’è, quando c’è lei noi non ci siamo!’’ .
Io sono d’accordo con questa frase e con buona parte della sua teoria sulla morte, perché come Epicuro anche io credo che dobbiamo abituarci all’idea che la morte non costituisce nulla per noi, dobbiamo abituarci a credere che la morte fa parte del nostro ciclo vitale e come vivere così bisogna, purtroppo, anche morire.
Credere questo non può fare altro che giovarci, perché in questo modo viviamo una vita senza ansia e terrore.

Epicuro afferma che non esiste nulla di terribile nella vita per chi non teme la morte, perché è libero dal terrore del suo arrivo e non si affligge attendendo la su venuta.
Il filosofo, poi , ritiene giustamente stolto chi pensa che chi è vecchio, ormai si deve preparare solo a morire, secondo me ed in comune accordo con Epicuro, non c’è niente di più sbagliato, perché chi non ha ancora cercato la felicità deve continuarlo a farlo fino alla morte e se quest’ultima lo precede morirà sicuramente consapevole di essersi impegnato per cercarla.
Epicuro condanna poi, chi maledice la propria vita poiché ha solo il coraggio di dirlo ma non pone rimedio poi togliendosi la vita.
Perciò l’uomo saggio, per essere considerato tale, non deve temerla, perché sa che essa avverrà indolore senza alcuna sofferenza, mentre lo sciocco, che non indaga la felicità e non elabora una ricerca filosofica, non vivrà serenamente a causa del suo affliggersi per il continuo pensare alla morte, non godendo in questo modo dei piaceri della vita.
Un altro importante fattore espresso in questa lettera è la teoria dei bisogni, che consiste nella suddivisione dei desideri dell’ uomo in naturali e inutili.
Ciò che viene dopo i desideri sono però le scelte, le scelte che influenzano ma non stabiliscono il nostro futuro.
Avere una giusta conoscenza dei nostri desideri ci permette di fare la giusta scelta o rifiuto, in relazione al benessere del corpo o alla serenità dell’animo.
Una volta raggiunto questo stato secondo il filosofo, ogni tormento o dissidio interiore cessa, perché il nostro organismo non dipende più da qualcosa.
Questo nasce , però, dal bisogno del piacere quando noi soffriamo per la mancanza di esso.
Per questo motivo, secondo Epicuro, noi riteniamo il piacere strettamente collegato con l’essere felici e ovviamente ci ispiriamo ad esso per fare ogni scelta o rifiuto.
Noi scegliamo qualcosa o qualcuno se questo soddisfa il nostro bisogno di piacere, o al contrario rifiutiamo qualcosa o qualcuno.
Certamente bisogna esaminare e riflettere bene sul tipo di piacere che si vuole avere o cosa è per noi il vero piacere. Spesso dobbiamo tralasciare alcuni piaceri che potrebbero portarci più male che bene.
Invece se per raggiungere un bene molto grande, se si vuole ottenere qualcosa di importante e di molto complicato, e se il prezzo da pagare per ottenere ciò è soffrire molto, Epicuro , afferma che bisogna affrontare queste sofferenze con grande forza d’animo perché quel bene che vogliamo raggiungere ci appagherà per tutti i mali subiti.
Lo stesso ragionamento vale anche per i mali, non tutti i mali recano solo dolore e molto probabilmente quello che per noi sembra un bene si può molto spesso rivelare un male peggiore.
Riguardante sempre i temi dei piaceri Epicuro dice che, ciò che veramente serve nell’esistenza non è difficile da trovare, i sapori semplici danno lo stesso piacere di quelli raffinati perché se si analizza in fondo ,si ci rende conto che hanno lo stesso fine.
Noi riteniamo, che il bene è piacere quando aiuta il corpo a non soffrire e giova all’animo.
Quindi non sono le feste, le donne o i banchetti a dare piacere ma essere consapevoli delle proprie scelte e conoscere le cause e i fini per poter un giorno respingere i falsi condizionamenti che conducono l’animo verso la sofferenza!
A tutto ciò poi Epicuro fa ricondurre un bene superiore a tutto che è ‘’l’intelligenza’’, quest’ultima e la felicità( filosofia) vanno di pari passo.
L’uomo che sa dare una giusta opinione agli dei, non teme la morte, sa che i beni essenziali sono facilmente ritrovabili, è un uomo che sa anche che non è giusto credere che i fatti accadono secondo il fato, ma accadono o per necessità, o per scelta della fortuna o per scelta nostra;
dove la nostra scelta, a differenza, delle altre è libera!
Ed è per questo che si dice che :‘’Siamo noi i padroni di una buona parte del nostro destino ’’
Chi è consapevole di tutto questo, si è liberato dalle false paure, sa quale è il piacere da seguire e ha raggiunto la saggezza.
In questo modo, siamo anche liberi da esigenze per il soddisfacimento delle quali ci esponiamo all’agire della fortuna, alla volontà altrui, a falsi condizionamenti.
In questo ricondurre la propria esistenza ai bisogni primari, trarre il proprio piacere dall’essenziale, in questa semplificazione della propria esistenza che non aggiunge niente al semplice esistere, l’uomo si mostra saggio, può accettare la sua mortalità senza tormento, e vivere senza dolore, trovando in se stesso la ragione della sua felicità.
Epicuro conclude poi dicendo che se si adoperano queste ‘’istruzioni’’, si vivrà come un dio fra gli uomini!

A cura di Valentina Gala

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